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LE CUCINE DELL’ORRORE/ Tronca governa a colpi di blitz. Serve altro

E’ uno stillicidio che non può essere passato sotto silenzio, che non può passare inosservato. Ogni giorno la task force messa in campo dal supercommissario governativo Tronca effettua un blitz contro un ristorante, un locale del centro o di una zona di movida, verifica, sanziona e chiude. Non bettole o oscuri postacci di periferie o di zone malfamate e a rischio, ristoranti di peso, con nome e tradizione. Il copione è sempre lo stesso: sporcizia, blatte, cibi scaduti, cucine e retro impresentabili, con l’aggiunta di conti in disordine e di personale non in regola. Per non parlare di abusivismi e irregolarità di ogni tipo. I vigili colpiscono in centro, a Trastevere, a Campo de’Fiori, a via Barberini, a Via Veneto. Non si salva nessuno e il fenomeno diventa imbarazzante ed estremamente visibile. Ci si può lamentare del calo del turismo quando non si riesce a dare della città una immagine decente? Degrado, sporcizia, servizi scadenti, abusivismo di massa, di abusivo c’è perfino l’hotel, mica i misteriosi B&B che nascono selvaggi in ogni angolo utile. In decine e decine di ristoranti, locali, esercizi di ogni tipo rivolti al pubblico non esclusivamente non autoctono i servizi sono mediocri quando non scadenti, comunque frettolosi e distratti. Quasi che il turista fosse solo una tassa necessaria ma fastidiosa da pagare. E quindi? Un minimo di dignità non guasterebbe. Il fatto che a Venezia sia la stessa cosa non consola. Gli avventori hanno imparato a non vedere solo prezzi e menu, ma anche il dietro le quinte, quelle porte che si aprono dietro le cucine in mezzo alla sporcizia, con il cuoco e lo sguattero, segnatamente extracomunitari, con tradizioni e culture diverse (ecco l’uso improprio delle spezie, ecco le verdure tagliate grossolanamente e non certo come vorrebbe la tradizione capitolina) appoggiati al muro a fumarsi la sigaretta. Ma così non può dure a lungo. Le associazione di categoria cosa fanno, oltre a difendere cocciutamente e caparbiamente i loro soci? Lamentano diritti, non sottolineano i doveri, si scontrano con il Campidoglio sui centimetri di plateatico occupato, ma non intervengono con la mannaia. Segnali di inversione di tendenza, percorsi di qualità, bollini blu di garanzia? Solo parole. L’amministrazione capitolina ha dato licenze a tutti senza criteri, ha riempito Roma di pericolosa mediocrità. Oggi il commissario Tronca ha preso dal cassetto un provvedimento pensato dall’ex assessore al commercio Leonori e lo ha buttato sul tavolo: licenze a punti, verifiche e quant’altro. Funzionerà?

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