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ISTAT/ In deflazione quattordici città

Deflazione confermata a marzo. L’Istat ha ribadito la stima preliminare: l’indice nazionale dei prezzi al consumo a marzo aumenta dello 0,2% su base mensile e cala su quella annuale dello 0,2% (era -0,3% a febbraio).

Secondo l’Istituto di statistica la persistenza del calo tendenziale dei prezzi risente di un quadro di sostanziale stabilità di diverse tipologie di prodotto, con l’eccezione degli energetici e, in particolare, degli energetici non regolamentati: -11,2% da -8,5% del mese precedente.

Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione di fondo sale da +0,5% a +0,6%; al netto dei soli beni energetici si porta da +0,3% a 0,4%. L’inflazione acquisita per il 2016 è pari a -0,4% (era -0,6% a febbraio). I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% rispetto a febbraio e dello 0,3% su base annua.

Nella mappa dell’Italia, dei 20 capoluoghi di regione e delle province autonome, 14 quelli in deflazione (erano 13 a febbraio). Tra questi, come a febbraio, Bari e Potenza registrano le flessioni tendenziali dei prezzi più ampie, -1%. In cinque città si registrano aumenti su base annua dei prezzi compresi tra +0,5% di Aosta e +0,1% di Venezia. A Bologna i prezzi sono stabili su base annua.

«Nonostante la spinta italiana con provvedimenti finalizzati all’aumento dei consumi, per 22 città la deflazione non ha lasciato scampo, in misura maggiore ad alcune città del mezzogiorno – osserva Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera -. È necessario rilanciare i consumi attraverso l’aumento della massa di moneta circolante finalizzata all’aumento vero e proprio di denaro nelle tasche di più gente possibile. Siamo nella spirale perversa che porta molti consumatori a non spendere e alle imprese a ridurre gradualmente i magazzini, adattando al ribasso anche i cicli produttivi con il risultato di vendere i beni a prezzi inferiori, pagando prestazioni d’opera meno di quanto costavano alcuni anni fa».

Per Copagri la situazione nei campi è grave. Le ultime rilevazioni Ismea registrano un crollo dei prezzi all’origine dell’11% e una sofferenza per tutti i settori. «Abbiamo lanciato la proposta di un dialogo più serrato tra tutti gli attori della filiera per determinare, dai mezzi tecnici per la produzione agricola al rilancio della distribuzione nazionale, un nuovo sistema agroalimentare che riconosca la centralità dell’agricoltura».

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