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Rieccoli, i “furbetti” della Pisana. Ma la questione diventa politica

I consiglieri regionali hanno 8.500 al mese di indennità, decurtate di 200 euro in caso di più di due assenze ingiustificate. Siamo alle solite, le polemiche, i guai, anche giudiziari, di qualche anno fa non sono serviti a nulla, i furbetti alla Pisana ci sono sempre: basta firmare a inizio seduta per evitare la multa, poi uno se ne va per i fatti suoi e diserta le votazioni. Ecco come va a finire: spesso manca il numero legale, il consiglio salta e l’attività si interrompe. Senza che nessuno si strappi i capelli, senza che nessuno venga multato.Il cittadino paga lo stesso, ma nulla funziona. Non è un problema di oggi, certo, ma nel 2016 la situazione è precipitata: una volta su quattro il consiglio regionale è saltato per mancanza di numero legale. Sciatteria? Certo, ma non solo. Il problema diventa imbarazzante perché è politico. A dover garantire quel numero legale è la maggioranza, è il segnale che qualcuno, soprattutto nel Pd, ha gioca sporco. Contro chi? Zingaretti si dice preoccupato. Il segretario regionale del Pd, Fabio Melilli, è infuriato contro il governatore, contro i consiglieri regionali del suo partito: «Non va bene, negli ultimi tempi il consiglio regionale lavora troppo poco. Non possiamo fermare l’azione riformatrice, questo rallentamento è deleterio, stanno bloccando riforme come l’applicazione della Delrio». Le statistiche del resto sono impietose: nell’arco della legislatura, da aprile 2013 ad aprile 2016, il consiglio regionale si è riunito 175 volte per un totale di 56 sedute (ogni seduta può durare più di un giorno). Non è una media da stakanovisti, parliamo di un arco temporale di mille giorni. Nonostante questo, 17 volte è mancato il numero legale, dunque è un consiglio che si riunisce poco e in cui spesso, una volta su 10, vince l’assenteismo. C’è poi la nota dolente delle leggi prodotte: è andata un poco meglio dell’epoca Polverini: nella scorsa legislatura 43 leggi in 36 mesi, in questa 53 nello stesso arco temporale. Ma nel 2016 la frenata. Mario Abbruzzese, oggi consigliere regionale di FI, nella scorsa legislatura era presidente dell’assemblea e denunciò il malcostume di chi firma e poi va via: «Prosegue anche oggi, è evidente. Però sia chiaro: il numero legale lo deve garantire la maggioranza». I 5Stelle: «Abbiamo varato leggi di quattro articoli in cinque sedute perché non c’era mai il numero legale per approvare gli emendamenti. Osservato consiglieri venire in aula, firmare e andare via». Tutto questo non fa bene a Zingaretti, che è furioso. Le leggi bloccate da molti mesi in consiglio regionale sono numerose e importanti, quella sul commercio ad esempio : promessa da anni, prevede tra l’altro la norma che consente a Roma Capitale di allontanare i camion bar dai monumenti. Ferma la riforma istituzionale, vale a dire l’applicazione della legge Delrio che riguarda la riorganizzazione delle province e delle Città metropolitane e anche i poteri a Roma Capitale. Stessa sorte tocca alla legge sui servizi sociali, la riforma delle Ater, l’unione tra Cotral e Astral. Zingaretti ha ridistribuito le poltrone in consiglio – Valeriani capogruppo, Vincenzi presidente della commissione Bilancio, Favara all’antimafia e Ciarla vicepresidente del consiglio regionale – senza ottenere alcun cambiamento. Forse se si facesse vedere un po’ di più alla Pisana, se facesse il presidente veramente, se desse l’esempio, qualcosa cambierebbe. Ma tutto questo non accadrà, ne sono tutti certi. Resta l’aria (politica) fritta e stantia

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