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Brasile, i deputati dicono sì all’impeachment della presidente Rousseff


La maggioranza dei deputati brasiliani contro la presidente Dilma a favore dell’impeachment alla fine è schiacciante, al di là delle peggiori previsioni: 367 sì, 137 no, 7 astenuti. Il voto della Camera, dopo tre giorni e notti di dibattiti, sancisce l’inizio dell’allontanamento di Dilma Rousseff dal palazzo di Planalto a Brasilia che adesso dovrà essere confermato dal Senato. Se anche i senatori approveranno, nel loro caso a maggioranza semplice, la presidente verrà sospesa per 180 giorni. Al termine di questo periodo, un nuovo voto del Senato, e poi quello della Corte Suprema, dovranno confermare, o smentire, la sua destituzione. Nel frattempo, il suo vice, Michel Temer, assumerà il potere e formerà un nuovo governo. E’ una svolta maturata nello smarrimento brasiliano degli ultimi mesi fra scandali di corruzione, dura recessione economica e emergenza Zika. E resa possibile dall’uscita dal governo di Dilma del forte partito centrista di Temer che, a marzo, ha rotto la storica coalizione con il Pt di Lula e s’è unito a una opposizione che, da mesi, cercava di rovesciare la presidente.

Il grande regista dell’impeachment è stato Eduardo Cunha, il presidente dell’assemblea parlamentare, anche lui del partito di Temer, il Pmdb (movimento democratico brasiliano). Ma è soprattutto una vittoria di San Paolo, la capitale finanziaria del Paese, dove ieri notte migliaia di persone hanno festeggiato il trionfo lungo l’Avenida Paulista, e dove la Confindustria locale, la Fiesp, ha promosso e guidato le proteste che hanno portato alla sconfitta di Dilma. Quello che accadrà da domani è in teoria già scritto nelle regole costituzionali ma non è affatto scontato. Il Paese è diviso e Dilma Rousseff non ha alcuna intenzione di mollare o di dimettersi, come invece sperano i suoi avversari. Gia ieri notte, attraverso José Eduardo Cardozo, l’avvocato dello Stato, la presidente ha annunciato che continuerà a dare battaglia contro quello che ha definito “un golpe istituzionale”. Un impeachment senza delitto.

La debolezza dei vincitori, il partito socialdemocratico (Psdb) di Neves, sconfitto da Dilma nel 2014, è nell’alleanza che hanno stretto con Temer ma soprattutto con Eduardo Cunha. Nel caso di Temer esiste contro di lui una richiesta di impeachment per lo stesso motivo di Dilma, il maquillage di bilancio, visto che era il suo vice. In quello di Cunha la situazione è peggiore. Il presidente della Camera è indagato dai giudici dello scandalo Petrobras dopo la scoperta di conti segreti milionari nascosti in Svizzera e in altri paradisi fiscali. Grazie all’immunità parlamentare di cui gode, Cunha non può essere arrestato. Per la sinistra brasiliana, al governo dal 2002, la disfatta è pesante. Anche se, stando ai sondaggi, l’ex presidente Lula è ancora uno dei leader più popolari nel Paese.

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