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A Firenze maxi inchiesta sui rifiuti: 116 indagati per il centro di rottamazione “modello”

L’impianto della Ecofirenze al Ferrale, nella piana di Badia a Settimo, doveva dimostrare a tutta Italia che la rottamazione dei veicoli a fine vita può essere gestita in maniera responsabile e rispettosa dell’ambiente. La breve storia del grande impianto del Ferrale, voluto fortemente dal Pd e dall’ex assessore all’urbanistica Gianni Biagi e inaugurato nel 2011, sembra concludersi nel più inglorioso dei modi, con un’inchiesta per gestione illecita di rifiuti e violazione delle norme sulla loro tracciabilità che coinvolge 116 persone: oltre ai soci della Ecofirenze, raccoglitori di rottami, carrozzieri, rappresentanti della cooperativa Scaf e di imprese importanti come le società partecipate dal Comune Quadrifoglio e Silfi e come la Costruzioni generali toscane. Tutti indagati per gestione abusiva di rifiuti o per aver consegnato al Ferrale veicoli fuori uso o veri e propri rottami senza le indicazioni prescritte dalla legge.

Ai soci di Ecofirenze, fra cui l’ex presidente Franco Corti, i pm Giuseppina Mione e Giulio Monferini contestano i reati di associazione a delinquere, traffico organizzato di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi e non, violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari. Il Corpo forestale, la Polizia provinciale e l’Arpat hanno rilevato numerosissime violazioni nell’impianto modello, progettato dall’architetto Riccardo Bartoloni della Quadra, dichiarato di pubblica utilità da Comune e Provincia nel 2006, realizzato con il contributo di fondi europei e regionali «per le sue caratteristiche di rispetto ambientale». Così dichiarò l’assessore Biagi, che assicurò: «Il Ferrale diventerà un centro di eccellenza dove sarà possibile smaltire tutte le auto in perfetta sicurezza e con le garanzie di legge».

Secondo le accuse, invece, al Ferrale venivano abbattuti i costi di trattamento e di smaltimento dei veicoli fuori uso, che sono rifiuti speciali pericolosi e venivano venduti come ricambi usati senza essere stati bonificati. Fra le contestazioni, vi è quella di aver gestito il programma di carico e scarico dei veicoli con un programma informatico che consentiva la modifica delle registrazioni senza lasciare traccia.

Stando ai risultati delle indagini, fra il luglio 2013 e il febbraio 2014 al Ferrale sono arrivati almeno 321 veicoli fuori uso in assenza del prescritto formulario, trasportati da 72 soggetti di cui almeno 63 privi di autorizzazione al trasporto di rifiuti. Molti veicoli non bonificati venivano depositati abusivamente in aree adibite a parcheggio, con rischi per l’ambiente circostante. Gli investigatori hanno trovato non meno di 380 veicoli, per la maggior parte non ancora radiati dal Pra e non ancora messi in sicurezza, e tuttavia parzialmente smontati, accatastati l’uno sull’altro o pressati nei cosiddetti pacchi.

Secondo le accuse, nell’impianto non veniva eseguito il prescritto “lavaggio dei motori” e si consentiva il commercio di parti di veicoli non bonificati, falsamente indicati come “ricambi usati bonificati”, inviati anche all’estero, in Marocco, Serbia o Senegal. Contestata anche la gestione non autorizzata di non meno di 1.115 tonnellate di rifiuti metallici e di oltre 426 tonnellate di rifiuti pericolosi e non, anche mescolati fra loro, come materiali plastici, parti di materiale elettrico, residui di costruzione e demolizione, batterie, marmitte, serbatoi di carburanti, filtri olio, catalizzatori, bidoni di olio, motori, pneumatici. Fra le ipotesi di accusa, anche quella di aver smaltito illecitamente gli oli minerali derivanti dall’attività di demolizione e smontaggio dei veicoli, riversati nelle acque del Fosso Dogaione, che a tratti diventava marrone.

Nel suo sito, Ecofirenze si presentava come «il più avanzato centro di rottamazione auto a livello nazionale» e dichiarava di aver conseguito tutti i certificati di qualità pe l’ambiente e per la sicurezza sul lavoro e di aver ricevuto il primo premio nazionale «Sviluppo sostenibile 2011», seguito dalla medaglia patrocinata dal presidente della Repubblica per l’impegno profuso nell’economia sostenibile

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