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La minoranza Pd sfida Renzi e non firma il referendum costituzionale

Il premier Renzi all'arrivo in Messico

“Ormai non è più una novità: su alcune questioni ci possono essere opinioni diverse ma nel Pd c’è ormai una parte che fa opposizione su tutto, dobbiamo prenderne atto. La decisione del referendum era stata presa tutti insieme, se qualcuno ha cambiato idea mi spiace ma non conta, perché tutti insieme andremo a chiedere il consenso ai cittadini”: così il premier Matteo Renzi incontrando la stampa a Città del Messico.”Se qualche politico, anche del mio partito, ha cambiato idea sulla riforma e il referendum ce ne faremo una ragione – ha spiegato Renzi -. Quel che deve essere certo è che non ci fermiamo, noi comunque andiamo avanti”. “Queste riforme riguardano il numero di politici ed è chiaro che parte dei politici non vuole cambiare perché si riducono le poltrone e il Senato non sarà più un luogo dove prendere lo stipendio”.”Andremo comunque a chiedere il parere ai cittadini se dire sì o no alle riforme. Queste riforme riguardano il numero di politici ed è chiaro che una parte dei politici non vuole cambiare perché si riducono le poltrone e il Senato non sarà più un luogo dove molti politici potranno prendere lo stipendio – ha spiegato il premier -, si riducono i poteri delle regioni e gli stipendi dei consiglieri regionali, si elimina l’atteggiamento tipico delle regioni di fare i grandi investimenti promozionali per cui all’estero ci vanno le singole regioni. Sicuramente un elemento di chiarezza: una riforma che otterrà il consenso dei cittadini e va nell’interesse dei cittadini”. “Dopo trent’anni di chiacchiere è arrivato il momento di fare le cose, noi comunque andiamo avanti”, ha sottolineato.
Il fatto è che gran parte della minoranza Pd alla Camera, compresi Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e Gianni Cuperlo, non ha firmato alla Camera la richiesta di referendum sul ddl Boschi che oggi la maggioranza ha depositato in Cassazione. La scelta, spiega la sinistra, è legata al fatto che “per galateo istituzionale” sono le opposizioni a chiedere il referendum su una riforma, “se lo fa la maggioranza ha il sapore di chi si fa la legge e poi vuole il plebiscito, rischio che noi vogliamo evitare”.
La sinistra chiede che ad ottobre si voti sulla riforma “e non sul governo e nemmeno sul Pd”. La scelta di molti esponenti della minoranza alla Camera non sarà però seguita dai colleghi di corrente al Senato. “Sono valutazioni che non nascono da un ordine di scuderia e non sono affatto legate alla nostra scelta sul referendum che sarà a favore della legge Boschi che abbiamo votato in Aula”, sostengono dalla minoranza. In Cassazione invece le firmeper il referendum dei senatori dell’opposizione: “il senatore proponente Antonio D’Alì (FI), i senatori delegati Vito Crimi (M5S), Loredana De Petris (Sel), Gian Marco Centinaio (Lega) e la senatrice Cinzia Bonfrisco (Cor) hanno depositato presso la cancelleria della Corte di Cassazione le 103 firme dei senatori che non condividono la riforma costituzionale, ben oltre le 65 richieste, raccolte ieri pomeriggio a palazzo Madama per attivare la procedura di referendum popolare ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione”.

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