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Milan Carpi 0-0 nel posticipo e prima polemica per Brocchi

Niente di nuovo dentro San Siro semi vuoto. Da Mihajlovic a Brocchi è sempre lo stesso Milan: piatto e inconcludente quando gioca contro le cosiddette provinciali. Lo 0-0 che accompagna l’esordio del nuovo allenatore davanti alla sua gente è un’occasione sprecata guardando la classifica e la conferma che un brutto anatroccolo non diventa cigno bellissimo solo per magia.Brocchi, ignorato dai suoi tifosi, assiste impietrito al collasso della sua squadra: il palleggio è piatto, il ritmo dopolavoristico, l’intensità che l’aveva animata con la Sampdoria quasi inesistente. Balotelli e Bacca non dialogano e la scelta di lanciare Boateng dietro le punte viene rinnegata dopo un’ora. Neanche il clima è tanto buono. Il Boa, al momento della sostituzione con Josè Mauri, viene salutato da una bordata di fischi e Bacca, secondo cambio del giovane tecnico, esce come una furia senza salutare nessuno e sbattendo via la giacca della tuta. Il Diavolo, insomma, resta all’inferno. Una sola occasione in novanta minuti, un tiro di Alex sottomisura proprio alla fine. E un piccolo rimpianto: un mezzo rigore per un fallo di mano di Suagher su cross di Poli.

Il Carpi, piccolo e gladiatorio, si difende con le unghie e con i denti nel primo tempo e nella ripresa, una volta verificata l’inconsistenza degli avversari, prova a colpire in contropiede per tre volte in superiorità numerica. Donnarumma, proprio alla fine, salva con una prodezza. Lo 0-0, in ogni caso, è un altro passo verso la salvezza.

Il Milan è una squadra lenta e lunga in cui Boateng, chiamato a fare il trequartista, gioca sempre fuori posizione e non si fa mai trovare dai compagni, Bacca non tiene un pallone e Balotelli (sotto gli occhi di Conte) è lezioso. Il Carpi è organizzato. Castori mette un pullman davanti alla porta di Belec, nove maglie bianche quasi sempre sotto la linea della palla e Mbakogu che, unica punta, non riesce quasi mai a tenere il pallone e al tempo stesso a far salire i centrocampisti, soprattutto De Guzman. Un solo tiro nello specchio della porta griffato Boateng durante il primo tempo. Il Diavolo è tutto in un angolo di Balotelli deviato di testa da Alex sopra la traversa e in un cross basso da destra del Boa sul quale Balo si lancia in maniera scomposta travolgendo Belec e rimediando il cartellino giallo che lo costringerà lunedì a saltare per squalifica la trasferta di Verona (così come Alex).

Il secondo tempo non è molto diverso dal primo. Il Milan attacca piano, sbattendo contro il muro emiliano. Dopo l’uscita di Boateng, Bonaventura torna a fare il trequartista, Mauri è bravi negli inserimenti, ma il gioco latita. Mancano pressione e continuità d’azione. Il Milan non sfonda e il Carpi capisce che può tentare il colpo grosso. Castori inserisce prima Lasagna e poi Pasciuti e proprio al novantesimo Donnarumma con un guizzo salva i rossoneri sul tracciante di Crimi. Berlusconi, impegnato a vendere la società, non sarà contento. Ma Brocchi lo ha scelto lui e stavolta non protesterà. Protesta invece San Siro. Lo stadio fischia deluso e arrabbiato. Il Milan resta sesto ma perde l’occasione di avvicinarsi alla sconclusionata Fiorentina di questo ultimo periodo e consente a Sassuolo, Chievo e Lazio di credere ancora all’Europa. Per Brocchi c’è tanto lavoro. E poco tempo per farlo.

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