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Uccise 16enne in inseguimento: carabiniere condannato a 4 anni e 4 mesi

È stato condannato a 4 anni e quattro mesi, un anno in più rispetto alla richiesta del pm, il carabiniere accusato della morte di Davide Bifolco per il reato di omicidio colposo. Una sentenza che segna la fine del processo sulla morte del 16enne del rione Traiano ucciso a settembre di due anni fa da un proiettile partito dalla pistola del militare che lo stava inseguendo.

Il carabiniere ha ottenuto anche come pena accessoria cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. A firmare la sentenza il giudice Ludovica Mancini. La condanna, come detto, è andata oltre la richiesta del pubblico ministero Manuela Persico che aveva chiesto per l’imputato tre anni e quattro mesi. Il padre e un fratello di Davide Bifolco hanno assistito in aula alla lettura del dispositivo.

L’avvocato Fabio Anselmo, legale dei Bifolco, ha commentato: «Posso dichiararmi soddisfatto, è stata riconosciuta una condanna severa per un omicidio colposo. C’è da parte della famiglia insoddisfazione per la qualità delle indagini. Questo caso meritava una istruttoria più approfondita». Il penalista che assiste i familiari di Bifolco aveva sostenuto la tesi dell’omicidio volontario. Tra novanta giorni saranno rese note le motivazioni.

L’udienza si è svolta a porte chiuse, con ingresso consentito ai solo genitori del ragazzo ucciso. Sotto processo c’era il carabiniere accusato di aver fatto partire il colpo accidentalmente. Un’accusa che i familiari di Bufolco hanno sempre contestato sostenendo l’omicidio volontario.

L’ira della madre del ragazzo: «Ti ammazzo». «Hai bloccato il cuore di mio figlio, io il tuo me lo mangio, ti uccido». È improntata all’ira la reazione di Flora, la mamma di Davide Bifolco, il 17enne ucciso da un carabiniere che poco fa è stato condannato a quattro anni e quattro mesi per omicidio colposo. La pena viene ritenuta troppo lieve dalla donna e dai manifestanti, oltre un centinaio, che stazionano da stamane – controllati da forze dell’ordine in assetto antisommossa – all’esterno del palazzo di giustizia in attesa del verdetto. «Vergogna – aggiunge la donna – l’altro mio figlio per un furto ha avuto cinque anni, ed è ancora in carcere. A questo che ha ucciso l’altro mio figlio solo quattro anni, vergogna, assassino. Se lui non va in galera anche mio figlio deve uscire». Dopo la notizia della sentenza il clima resta ancora teso sul piazzale antistante gli uffici giudiziari.

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