| categoria: sanità Lazio

Rems di Pontecorvo nel mirino, visita a sorpresa di una delegazione europea

Le Rems, strutture concepite e realizzate in tutta fretta per rispondere alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, sono nel mirino, come del resto tutta la politica post-manicomiale. Per le Rems il problema è pratico, sono pazienti pericolosi, chi li gestisce e chi li controlla? La rems non è un carcere e non ci sono guardie. Problema nel problema , quando un paziente Rems viene ricoverato in ospedale chi lo controlla? Serve un piantone fisso per un tempo illimitato. A chi la responsabilità? Chi paga?. La Regione Lazio è stata tra le più sollecite a entrare nel gioco del dopo-Opg, si tratta di finanziamenti mirati e consistenti. Tra le Asl una in particolare ha corso più delle altre, quella di Frosinone. Il manager dell’epoca Isabella Mastrobuono, poi brutalmente “fatta fuori” dal cerchio magico del Governatore. Una realizzazione a tempo di record, due Rems “provvisorie”, a Ceccano e Pontecorvo, grazie all’impegno del responsabile del settore, Fernando Ferrauti. Le Rems ciociare resistono alla crisi aziendale e alle polemiche. Ma con il primo paziente ricoverato in ospedale le polemiche si fanno incandescenti. Ora una visita ufficiale ed anche una ispezione in piena regola dei membri della delegazione europea che, per ben cinque ore, hanno fatto le bucce alla struttura. Il Comitato si occupa della prevenzione della tortura in base alla Convenzione Europea per la Prevenzione della Tortura e delle Pene o Trattamenti inumani o degradanti. La visita non è stata casuale. Funzioni ed accertamenti che i delegati hanno espletato a tutto tondo a Pontecorvo ricevendo la massima collaborazione da operatori e medici della Rems.

“I delegati – ha spiegato Fernando Ferrauti, Direttore del Dipartimento Salute Mentale e delle Patologie da Dipendenza – hanno attentamente visitato tutti i locali della Rems, avuto colloqui approfonditi con le pazienti e gli operatori. Hanno visionato anche alcune cartelle cliniche, i piani terapeutici riabilitativi individuali, e chiesto di come è organizzata la struttura circa le attività riabilitative e tutte le problematiche di ordine giudiziario e non solo che si incontrano quotidianamente. Successivamente, in una seconda fase, si sono divisi in gruppi per effettuare colloqui sia con operatori che con pazienti”.

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