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Milan a fondo con il Verona. Fallita anche la cura Brocchi


«Vincerete il tricolore», canta in segno di scherno la curva del Verona dopo il super-gol di Siligardi che condanna all’ultimo secondo della partita il Milan alla sconfitta. Se Silvio Berlusconi si auspicava che il cambio in panchina producesse una scossa, al momento il cambio di passo non si è visto. Per lo meno in classifica. Guardando le statistiche Mihajlovic contro Sampdoria, Carpi e Verona aveva ottenuto cinque punti, uno in meno di quelli raggranellati da Cristian Brocchi dal momento dell’insediamento.

Verona ancora una volta si dimostra fatale con l’aggravante che se 43 anni fa i rossoneri persero lo scudetto ora mettono a repentaglio un obiettivo meno nobile (tipo il consolidamento del sesto posto che garantirebbe almeno l’accesso ai preliminari di Europa League). Così il tecnico milanista che effettua sei cambi in formazione dopo la fischiatissima partita con il Carpi (ma insiste con il modulo del 4-3-1-2) sente il fiato sul collo del Sassuolo, a una sola lunghezza di distanza. Il Milan perde 2-1 dopo essere andato in vantaggio (in sospetto fuorigioco) con Menez ed essersi dimenticato poi di giocare la partita.
Cronaca di una depressione annunciata. Dopo i brividi causati a Donnarumma da Pazzini che all’8’ indisturbato di destro, fra Zapata e Romagnoli scarica verso l’area, arriva l’azione che porta in vantaggio i rossoneri: al 21’ Honda, spento fino a quel momento (e pure da quel momento in poi) spara da fuori area un pallone che viene respinto da Gollini. È lesto Ménez a ribattere in rete (in dubbia posizione di offside): era da 387 giorni (ovvero dalla rete a Palermo del 4 aprile scorso) che non entrava nel tabellino dei marcatori.

Sembra per i rossoneri un pomeriggio di festa. Pochi minuti dopo Honda dalla destra suggerisce infatti per Ménez ma Gollini è bravo a liberare. Da quel momento cala il sipario sul (poco) gioco del Milan. De Sciglio (sanguinante al viso) viene costretto dall’arbitro a uscire, Brocchi si sbraccia per l’eccessiva perdita di tempo. La squadra di Delneri prende coraggio e inizia il tiro al bersaglio prima con Pazzini (che sfrutta un errore di Zapata ma Donnarumma non è impreparato) e poi con Siligardi nella ripresa (Abate salva in corner). L’unica azione del secondo tempo (salvo rabone inutili di Bacca in area) degna di nota per il Milan è costruita da Honda che apre per il colombiano, pronto a servire Ménez: Pisano però devia in corner.
Al 26’ la gara si riapre: Di Bello fischia un rigore per un mani in area di Romagnoli (che forse subisce una spinta). Pazzini non fallisce dal dischetto e pareggia. Cerca addirittura subito dopo la rete del vantaggio in tandem con Gomez. Il Verona ci crede, il Milan non esiste più. All’ultimo minuto di recupero Siligardi batte una punizione di sinistro che sbatte sulla traversa e poi varca la linea. Il Verona esulta, il Milan sprofonda all’inferno. E ora cosa dirà Berlusconi, che si lamentava del gioco (il peggiore mai visto) di Mihajlovic?

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