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«Riportare i migranti in Libia», Roma-Berlino sulla stessa linea

Il primo ministro libico ieri ha chiamato Matteo Renzi di prima mattina. Al Serraj sa bene che qualche ora dopo il presidente del Consiglio volerà in Germania per un vertice a cinque con il presidente americano Barack Obama, ed elenca a Renzi priorità e timori. Tobruk non cede mentre l’Isis si appresta a sferrare attacchi agli impianti petroliferi e di gas naturale che sino ad ora erano scampati agli assalti. Occorrono azioni militari chirurgiche, ma soprattutto che la Francia e l’Egitto la smettano di sostenere l’altro e auto-proclamatosi parlamento di Tobruk del generale Haftar che la prossima settimana dovrebbe mettere nuovamente ai voti il sostegno al governo di Serraj. Solo dopo questo necessario passaggio, secondo Serraj, la stabilizzazione sarà possibile e si potranno mettere nero su bianco le richieste che la Libia intende fare alla comunità internazionale e, soprattutto, all’Europa e all’Italia.
Tra queste ci sarebbe una riedizione dell’intesa Italo-libica a suo tempo firmata da Berlusconi con Gheddafi, che permetta alle navi che pattugliano il Mediterraneo, la riconsegna dei profughi sbarcati dalle coste libiche agli stessi libici. Un’intesa simile a quella a suo tempo siglata dall’Italia con la Tunisia e con l’Albania ed uguale a quella voluta dalla Germania con la Turchia. La Merkel, dopo un’iniziale tentennamento, si è ormai schierata apertamente a sostegno di Serraj confidando in una soluzione rapida che permetta ai libici di bloccare gli sbarchi dalle proprie coste.
Di interventi militari fuori da una precisa ed esplicita richiesta del governo libico Matteo Renzi non vuol sentir parlare e ieri pomeriggio, al termine del summit lo ha così confermato: «Sulla Libia c’è un cambio di disponibilità a livello internazionale». «C’è piena disponibilità e pieno sostegno al governo di al Serraj ma tutte le iniziative dovranno essere richieste dal governo libico». Nessun intervento unilaterale, sullo stile di quello effettuato nel 2011 proprio su iniziativa dei francesi che decisero di bombardare Tripoli dopo aver convinto inglesi e, soprattutto americani. Obama, di recente, ha ammesso però che si trattò di un errore il bombardamento della Libia e aver posto fine al regime di Gheddafi senza aver pronta un’alternativa.
Un cambio di passo che ha messo in difficoltà la Francia e il suo presidente che continua a sostenere il governo della Cirenaica del generale Haftar. Nel grande risiko del Mediterraneo dove gli interessi geopolitici delle potenze locali si mescolano alle paure alimentate da allarmi di ondate migratoria e dall’avanzare dei partiti xenofobi, Renzi potrebbe averla vinta su Parigi. La Cancelliera considera infatti chiuso – grazie al l’intesa con la Turchia – l’ingresso dei Balcani, ma ora teme – al pari dell’Austria – che possano riprendere giù sbarchi in grande quantità dal Mediterraneo e dalla sponda libica. Anche se del recente voto austriaco non si è parlato, il timore che tra qualche mese in Germania possa ripetersi qualcosa di simile visto il crescente successo del partito xenofobo e anti-europeo «Alternativa per la Germania», spinge affinché si trovi in Libia una soluzione in tempi rapidi.

La soluzione più breve è quella di Serraj e anche Hollande deve aver compreso l’urgenza anche se ieri pomeriggio è stato l’unico dei cinque leader presenti a non rilasciare dichiarazioni dopo la fine del vertice. Renzi, che prima dell’inizio del summit ha ammesso di aver parlato anche di riforma costituzionale e di referendum, rientra in Italia soddisfatto insieme a Sensi e alla consigliera diplomatica Angela Zappia. «La ritrovata stabilità dell’Italia – sostiene soddisfatto – è un valore aggiunto anche per la politica estera italiana».

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