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Chiusa la strada dei Trulli, bloccata da febbraio. Una questione di fogne


C’è una Strada Statale, che collega due mari (Adriatico e Ionio) e tre province (Bari, Brindisi e Taranto), al centro di uno dei comprensori turistici più noti d’Italia grazie ai trulli (la Valle d’Itria), che non è percorribile dal 12 febbraio scorso. Più di due mesi di blocco perché la Statale 172 dei Trulli è sotto sequestro. La causa? Potrebbe sprofondare tra i liquami. Proprio così: la Valle d’Itria, la Trullishire di Puglia, potrebbe ritrovarsi a galleggiare nella fogna perché la struttura portante della strada potrebbe cedere in quanto indebolita dai liquami fognari che erodono da tempo quel tratto stradale a causa di un depuratore che da quasi mezzo secolo non fa il proprio lavoro sversando liquami in Valle d’Itria. Alla vigilia della stagione turistica — che di fatto si è riaperta con i ponti del 25 aprile e del 1° maggio — il cuore della Puglia è quindi difficilmente raggiungibile, più di quanto non lo sia in condizioni normali.

Il tratto stradale, circa mezzo chilometro che collega Locorotondo (Bari) a Martina Franca (Taranto) — in un comprensorio di cui fanno parte anche Alberobello (Bari) e Cisternino (Brindisi), per complessivi 100 mila abitanti circa — è stato posto sotto sequestro dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Lecce nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Taranto sfociata all’inizio di febbraio nel provvedimento di sequestro preventivo con facoltà d’uso dell’impianto di depurazione di Martina Franca, gestito dall’Acquedotto Pugliese, per presunta contaminazione della falda. Lo scarico avrebbe causato un serio rischio idrogeologico, da cui il pericolo di crollo: il Noe sottolinea, infatti, che si osservano sulla sede stradale «lesioni e fessurazioni» a causa dello scarico «che oltre a non essere autorizzato è gravemente pericoloso per l’incolumità pubblica, sia per l’aspetto della salute umana (considerato l’attingimento di acque inquinate potenzialmente destinate anche al consumo umano), sia per quello del rischio idrogeologico, con particolare riferimento al transito sulla statale 172 che potrebbe essere interessata da progressivi cedimenti del manto stradale con conseguenti rischi per la sicurezza della circolazione veicolare».

Come ha spiegato nei giorni scorsi il ministro alla Infrastrutture Graziano Delrio, rispondendo a un question time alla Camera posto dall’onorevole Salvatore Matarrese di Scelta Civica , l’Anas ha inoltrato istanza di dissequestro due volte, «ma tutte le richieste sono state respinte non solo per gli incombenti pericoli ma anche perché il Tribunale ritiene necessaria un’adeguata soluzione definitiva che riguardi l’impianto di depurazione dell’Acquedotto Pugliese». Il ministro ha anche riferito che «Anas valuterà la possibilità di intraprendere ogni utile azione giudiziaria per il dissequestro dell’area anche nel corso dei lavori che l’Acquedotto Pugliese sta eseguendo per la bonifica del suolo sottostante il tratto di strada».
Quindi, per ora, può lavorare l’Aqp sul depuratore. Solo dopo, eventualmente, potrà intervenire l’Anas. «La Procura di Taranto — ha sottolineato nei giorni scorsi l’assessore a Infrastrutture e Trasporti della Regione Puglia Gianni Giannini — ha autorizzato una proposta di intervento ritenuta idonea alla sistemazione dello status quo e al miglioramento dell’intero sistema di depurazione. Gli interventi in atto renderanno possibile ripristinare lo stato dei luoghi nonché l’accesso e la fruibilità della Strada Statale 172». L’assessore, però, non si sbilancia sui tempi. Che sono inevitabilmente incerti, anche perché più si scava, più melma si trova. Di certo, se si vorrà realizzare una condotta che porti i reflui depurati in Adriatico, i tempi saranno lunghissimi. E anche il presidente dela Regione Puglia Michele Emiliano — che mercoledì 27 aprile ha partecipato a Martina Franca a un incontro con il sindaco di Locorotondo Tommaso Scatigna e l’omologo martinese Franco Ancona — non si è sbilanciato in promesse: «C’è la necessità di deviare il flusso del recapito finale del depuratore in modo che non interferisca né con l’inghiottitoio né con la Statale 172. È una ipotesi non ancora tradotta in progetto che gli uffici si impegnano a realizzare in un mese. Quindi entro un mese avremo il progetto delle trincee drenanti e questa è una possibile soluzione definitiva della Regione. Se riusciamo a fare questa operazione di deviazione del flusso, è possibile che sia più facile convincere l’autorità giudiziaria, nelle modalità più compatibili con la vita della comunità e con le esigenze della stagione turistica». Ma fra qualche ora è già maggio

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