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La Lazio spegna l’Inter, 2-0

Dopo la buona vittoria con l’Udinese, ecco tornata l’Inter in versione crepuscolare, pallida, passiva, inconcludente. L’Inter, insomma, che perde 2-0 la sua decima partita in campionato contro una Lazio che riesce a imporsi con la forza dell’ordine e della razionalità, aggredendo meglio un match che l’Inter non capisce mai, costringendosi a un inseguimento confuso e ovviamente infruttuoso. Per la squadra di Simone Inzaghi – 9 punti in cinque partite da quando è subentrato a Pioli – è un buon modo per mantenere accesa la cosiddetta fiammella dell’Europa, anche se 4 punti dal Sassuolo restano molti. Per quella di Mancini, invece, è una doppia occasione persa: anzitutto per conquistare aritmeticamente il quarto posto visto il pareggio della Fiorentina, e poi per dare un segnale, se non di maturità, di continuità. L’operazione è nuovamente fallita, ed è anche su questo aspetto, più legato al carattere che alla tecnica o alla tattica, che si dovrà lavorare in sede di mercato e di preparazione estiva.

In un Olimpico quasi deserto, la Lazio si schiera con un 4-3-3, con Klose centravanti tra Candreva e Keita e la regia di Biglia affiancato da Onazi e Lulic; Mancini, che fino a oggi aveva cambiato 33 formazioni in 35 giornate, sceglie la stessa Inter che ha battuto il Napoli, con la coppia di mediana Kondogbia-Medel, Brozovic e Perisic laterali che in fase difensiva arretrano per formare una linea di centrocampo a quattro e Jovetic che gravita intorno a Icardi. E dopo 8 minuti di erroracci vari da entrambe le parti, la Lazio squarcia la difesa nerazzurra con il gol dell’1-0: triangolo Klose-Lulic-Klose, i difensori nerazzurri guardano ammirati e impotenti e il tedesco si presenta solo davanti ad Handanovic con tutto il tempo di fintare tre/quattro volte, accendersi una sigaretta, aspettare che il portiere – incolpevole – faccia la prima mossa accasciandosi, e infine superarlo con un leggero, bellissimo pallonetto.

La reazione dell’Inter non c’è. E’ invece la Lazio che palleggia meglio, al 17’ trova la conclusione (fuori) con Candreva su cross di Basta e in fase difensiva controlla senza difficoltà l’involuta manovra nerazzurra, che non decolla per imprecisioni e troppa distanza fra i reparti. Ma – mentre Mancini furibondo cerca invano di scuotere i suoi dall’apatia – un guizzo interista arriva finalmente al 27’, merito della prima azione corale organizzata: Icardi si allarga bene a sinistra e poi offre a Kondogbia libero sulla trequarti; il francese, con un notevole tocco di fino, pesca Jovetic oltre la linea laziale troppo schiacciata; il montenegrino controlla di petto e conclude di esterno destro. E’ tutto molto bello, peccato per l’Inter che ci sia Marchetti, reattivissimo a respingere di piede. La partita però continua a farla la Lazio, che Simone Inzaghi ha disposto con semplice razionalità. Al 28’ Candreva da 30 metri impegna Handanovic. Tre minuti dopo, in seguito a un campanile insensato di Miranda, è Keita a trovarsi in posizione per colpire, ma ancora una volta Handanovic si oppone. All’Inter servirebbero la verve di Perisic e Brozovic e la creatività di Jovetic, ma la fisarmonica difensiva laziale chiude ogni linea di passaggio e ogni varco, preparandosi poi, appena possibile, ad aprirsi in contropiede. Così è ancora un lampo estemporaneo di un singolo a costruire l’ultima azione interista del primo tempo nel minuto di recupero: Kondogbia percuote la mediana, sfonda, triangola con Perisic e tira. Sembra fatta, ma Lulic lo contrasta in extremis. E per ora il risultato è giusto così.

La ripresa comincia con lo stesso copione del primo tempo e l’unico sussulto è l’espulsione di Simone Inzaghi, giustamente alterato per un giallo per simulazione a Keita, reo, secondo l’arbitro Banti, di essersi fatto cadere in seguito a un contatto in area interista con Medel. E’ il solito errore di fondo di molti arbitri, che non concepiscono una terza via tra il rigore e la simulazione. Semplicemente, nel calcio capita di cadere. L’Inter comunque cerca di scuotersi. Mancini toglie il deludente Medel, inserisce Biabiany che va a destra e trasloca Brozovic al centro. La Lazio sembra un po’ stanca e mostra qualche strappo nelle maglie strette della sua fase difensiva; l’Inter qui cerca di inserirsi provando ad alzare i ritmi ma le iniziative restano un po’ estemporanee, come la percussione rugbistica di Jovetic che finisce in meta, ma lontano dalla porta laziale, al 19’. Qualcosa di buono arriva poco dopo: al 23’ Perisic, cresciuto nella ripresa, incrocia un diagonale fuori, al 26’ Icardi spizza di testa su corner, ma Jovetic non riesce a correggere al secondo palo. Qui Mancini va col secondo cambio: fuori Jovetic, dentro Eder. Inzaghi risponde togliendo Klose – per il quale i pochi presenti in uno stadio improvvisamente invaso da un stormo di gabbiani si alzano giustamente in piedi ad applaudire – ed entra Mauri, che va a fare il falso nove.

Perisic al 31’ impegna Marchetti su punizione, poi Mancini si gioca l’ultima carta offensiva, con Palacio al posto di Nagatomo e difesa a tre. Ma tanti attaccanti non producono nulla, anzi hanno l’effetto di svegliare la Lazio. Che riparte, si ricompatta, si affaccia nella trequarti interista e al 38’ trova il rigore, questo sì ineccepibile. Il protagonista biancoceleste è ancora Keita. Quello interista è, com’è accaduto altre volte in stagione, Murillo, che senza alcun controllo frana addosso all’avversario togliendo ogni dubbio pure a Banti. Per il difensore significa secondo giallo e rosso, per la Lazio vuol dire il 2-0 che Candreva trasforma con un rigore perfetto alla destra di Handanovic. Dopo i due gol all’andata a San Siro, eccone un altro oggi: se davvero Candreva andrà all’Inter, come si vocifera, i nerazzurri faranno un doppio affare, prendendo un giocatore di sostanza e togliendosi di torno il loro nemico numero giurato. Anche se per diventare una squadra affidabile serve molto di più.

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