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Il morto al San Camillo, la Lorenzin stoppa le polemiche: “procedure rispettate”

L’incendio scoppiato la notte di sabato all’ospedale San Camillo di Roma, costato la vita ad un paziente ricoverato nel reparto di Medicina, è stato affrontato dal personale “in modo tempestivo, con grandissima professionalità. I protocolli sono stati rispettati”. Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che si è recata questa mattina all’ospedale romano ed ha incontrato i sanitari ed anche il paziente che era in stanza con la vittima e che per primo ha dato l’allarme. “Medici ed infermieri – ha detto il ministro – sono stati bravissimi, una bella risposta di professionalità. Abbiamo immediatamente inviato l’Agenas ed i Nas ed è in corso una indagine sulle cause del rogo, ma possiamo dire che le procedure di allarme sono scattate nei tempi giusti ed il personale è stato encomiabile nell’affrontare un evento imprevedibile, tanto che un’ora dopo l’incendio il reparto era di nuovo pienamente operativo con tutti i malati ricollocati. Non sappiamo ancora le cause dell’incendio”.

“In ordine alle cause siamo confusi, non riusciamo a spiegarlo. L’indagine della procura ci aiuterà a capire cosa sia successo”, conferma anche il direttore generale dell’ospedale Antonio D’Urso. “L’incendio, nella sua brutalità,- spiega – è stato limitato a una stanza, ciò significa che le misure di rilevazioni fumi hanno funzionato e ha consentito che le fiamme non si espandessero”. L’incendio “pare sia divampato dal letto del paziente deceduto”, ma gli oggetti in dotazione, ovvero “letti, sedie e tavolini sono fatti di materiali ignifughi, così come le coperte sono necessariamente resistenti al fuoco”. Il letto era manuale, non elettrico, “e non vi erano dispositivi elettrici in funzione”.

Già domenica carabinieri del Nas e il direttore generale di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, Francesco Bevere, hanno visitato il S. Camillo e oggi si dovrebbe tenere un secondo sopralluogo degli ispettori inviati dal Ministero. L’obiettivo dell’ispezione, in attesa delle determinazioni dell’inchiesta giudiziaria, deve accertare se al nosocomio siano state rispettate tutte le norme relative alla sicurezza antincendio. La vittima e’ Gheorghe Andanu, un moldavo di 65 anni, “affetto da gravi disturbi cognitivi” che era stato sottoposto a intervento neurochirurgico per all’amputazione di un piede e forse proprio per questo motivo, non e’ riuscito a mettersi in salvo dalle fiamme. I pompieri giunti prontamente sul luogo dell’incidente hanno trovato il corpo carbonizzato dell’uomo.

Questa mattina il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti si è recato presso l’ospedale e ha incontrato il direttore generale Antonio D’Urso e gli operatori che sono intervenuti dopo l’incidente.
La direzione del nosocomio romano ha reso noto che immediatamente sono entrati in funzione i sistemi di sicurezza ed il personale dell’azienda ha provveduto a spegnere l’incendio – prima dell’arrivo dei vigili del fuoco – e a evacuare i pazienti in zone sicure. I 17 pazienti sono stati trasferiti nella parte opposta del padiglione Maroncelli. “Per motivi precauzionali – ha sottolineato con una nota la direzione dell’ospedale – gli altri pazienti dello stesso lato del padiglione, 40 persone, sono stati trasferiti in day hospital trasformati in posti di degenza”. Una commissione speciale e’ stata istituita dalla Regione Lazio con il compito di preparare una relazione dettagliata sui fatti relativi all’incendio. Gli esperti dovranno consegnare la relazione finale direttamente al presidente Nicola Zingaretti entro una settimana. La stanza e’ stata posta sotto sequestro. Ancora da chiarire le cause dell’incendio. Al momento non si esclude nessuna ipotesi, compreso quella che a provocarlo sia stata una sigaretta. Secondo quanto si e’ appreso da fonti sanitarie, il paziente non era attaccato a macchinari, il letto era di tipo meccanico e nella stanza non c’erano bombole d’ossigeno.

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