| categoria: Roma e Lazio

Campidoglio, 20 a processo per appalti truccati per l’aula Giulio Cesare

Amicizie ai piani alti della pubblica amministrazione e richieste di favori sussurrate alle orecchie giuste. Tradotto: appalti truccati nel cuore del Campidoglio, evasioni fiscali milionarie e alloggi destinati dal Comune all’emergenza abitativa utilizzati per fini privati. Sono le accuse che potrebbero trascinare sul banco degli imputati l’imprenditore Fabrizio Amore. Rischia il processo insieme al suo amico Maurizio Anastasi, all’epoca dei fatti direttore dell’Area Tecnica territoriale della Sovrintendenza capitolina, e ad altre 18 persone. Il pm Giuseppe Deodato ha firmato una richiesta di rinvio a giudizio nei loro confronti con accuse che vanno, a seconda delle posizioni, dall’associazione a delinquere alla truffa, dal falso alla turbativa d’asta, all’emissione di fatture false, fino alla sottrazione al pagamento delle imposte. L’udienza preliminare è prevista per il 4 luglio.
Amore, grazie all’intercessione di Anastasi, avrebbe ottenuto commesse redditizie. Come si legge negli atti della Procura, per esempio, il funzionario avrebbe favorito l’amico manipolando la gara per l’affidamento delle opere di restauro dell’aula Giulio Cesare, dove si riunisce il consiglio comunale nel Palazzo Senatorio, pilotando pareri e delibere in modo da far assegnare i lavori, del valore di un milione e 200 mila euro, a una società dell’imprenditore. I due erano anche stati arrestati, nel giugno dello scorso anno. Come scriveva nell’ordinanza il gip Maria Paola Tommaselli, Anastasi avrebbe agito manifestando «dispregio per la pubblica funzione, spregiudicatezza e noncuranza per le regole».
LA GARA
I lavori nell’aula consiliare risalgono al 2010. In luglio, Anastasi rappresenta alla Direzione gestione delle risorse umane e infrastrutturali la necessità di effettuare interventi di manutenzione urgenti. Al termine di una gara d’appalto a cui partecipano solo 5 imprese, di cui 3 riconducibili ad Amore, la vittoria va alla società “Trevi Iniziative Immobiliari”, dello stesso imprenditore. Per l’accusa, l’indagato era talmente sicuro di vincere che, prima ancora dell’apertura delle buste contenenti le offerte, aveva già ingaggiato un subappaltatore. Per il gip, sono le intercettazioni a dimostrare «la sussistenza di un rapporto molto più che confidenziale tra Amore e Anastasi». I due parlano spesso di questioni relative a pratiche in atto, e il funzionario dà indicazioni all’amico. Come nell’ottobre 2012 quando – si legge nell’ordinanza- l’imprenditore chiama il dirigente e chiede notizie su una gara che si sarebbe sbloccata.
LA TRUFFA
Per gli inquirenti, Amore e i suoi collaboratori sarebbero anche riusciti a frodare il fisco per circa 11 milioni di euro, attraverso una rete di prestanome e società di comodo continuamente trasferite tra l’Italia e il Lussemburgo. Avrebbero anche truffato il Campidoglio. Nel 2009, infatti l’imprenditore aveva concesso in affitto al Comune due strutture residenziali in zona Ardeatina, da utilizzare per la gestione delle emergenze abitative. L’Ente, per diversi anni, avrebbe pagato circa 2.250 euro al mese per ogni appartamento, provvedendo anche al saldo delle utenze. Dalle indagini condotte dal comando Unità Speciali della Guardia di Finanza è però emerso che 6 unità immobiliari, invece di essere destinate ai bisognosi, erano utilizzate dall’imprenditore come sede privata per le sue aziende.

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