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Giro d’Italia al via, tutti contro Nibali

La maglia rosa imbiancata dalla neve verso le Tre Cime di Lavaredo è l’immagine più suggestiva della storia di Vincenzo Nibali al Giro d’Italia. E’ vecchia tre anni, ma resta un spot ad effetto per reggere il confronto complesso con il gigante Tour de France. Perché se è vero che la grandeur francese quest’anno è stata sirena irresistibile per i vari Froome, Contador, Quintana, Fabio Aru, il Giro d’Italia si propone come il nemico della banalità, offrendo situazioni interessanti in ogni dove. Tendenzialmente il manifesto dell’ edizione numero 99, al via venerdì dall’Olanda (previste tre tappe, è la dodicesima partenza dall’estero), è il morso dello Squalo. I favori del pronostico sono tutti per Nibali, senza sé e con qualche ma… Vero che l’inizio stagionale (fa testo il Giro dell’Oman) è stato incoraggiante, ma è anche giusto sottolineare una certa opacità tra Milano-Sanremo, Giro del Trentino e Liegi. Tanto basta per preoccuparsi? Non necessariamente, visto che Nibali è abilissimo nel calibrare lo stato di forma sull’evento: l’esempio più calzante è lo storico Tour 2014, quando la prima vittoria arrivò a fine giugno, al campionato italiano, dopo un approccio talmente lungo e timido da sollecitare la famosa letterina di richiamo per ‘rendimento non adeguatò -inopportuna come poche- del padre padrone dell’Astana, Alexander Vinokourov.

Dunque mancheranno quattro star mondiali di riferimento, il che ovviamente non equivale ad assenza di spettacolo, anzi… Il percorso ad esempio invoglia, si presenta ‘democratico’, opportunità offerte a tutti. C’è ovviamente tanta salita: il primo arrivo a Roccaraso (sesta tappa) già darà prime indicazioni, ma è chiaro che i momenti della verità saranno altri. La Alpago-Corvara (14esima tappa) con Pordoi, Sella, Giau; la 19esima con la Cima Coppi (Colle dell’Agnello a quota 2.744 metri), la penultima -quasi tutta in Francia – con tre GPM sopra i 2.000. C’è parecchia crono, magari non per specialisti purissimi, anche se Cancellara, nonostante spossato da un virus intestinale, è sempre il riferimento principale: il percorso del Chianti sembra un elettrocardiogramma sotto sforzo, l’Alpe di Siusi è in salita. E poi ci sono i giorni per i cacciatori di gloria e quelli per i velocisti.

Ma il sale ovviamente è la rosa. Nibali dovrà guardarsi soprattutto da Mikel Landa. Lo spagnolo lo scorso anno correva proprio con l’Astana, e per Aru fu preziosissimo punto d’appoggio nella conquista del secondo posto. La sensazione che il gioco tattico ne limitò potenzialità ancora superiori ce l’ha avuta anche il Team Sky, che per l’occasione ne ha fatto il proprio capitano. Il recente Giro del Trentino ne ha evidenziato un notevole stato di forma, vediamo come se la caverà da leader e soprattutto l’emorragia di minuti nella crono de Chianti. Un gradino più sotto mettiamo Alejandro Valverde, brillante nelle Ardenne ma destinato a restare una perenne incognita per le corse di tre settimane. Se uno vince la Vuelta (ma ormai sono passati sette anni) e sale sul podio al Tour (nel 2015) non si può mettere tra gli outsider, però forse è troppo conservativo nella gestione. Probabilmente non è sempre una scelta su percorsi così duri, ma è chiaro che per portare la rosa a Torino ci vuole il guizzo in più. Ad esempio, proprio l’ultima volta che si chiuse nel capoluogo piemontese, nel 1982, Bernard Hinault, che con alcuni numeri degni di quel fuoriclasse che era, rintuzzò le velleità di un Silvano Contini mai stato così forte.

Non sarà comunque solo una lotta a tre. Ci sono tanti outsider che possono dire la loro. A nostro avviso quello da tenere maggiormente d’occhio è il russo Zakarin, che nel recente Giro di Romandia ha confermato un bel salto di qualità. Poi l’incognita Uran: due secondi posti, poi un declino verso un imprevedibile semi anonimato. Quindi Tom Dumoulin: prima della Vuelta dello scorso anno, dove sfiorò l’impresa (Aru lo spodestò all’ultima occasione buona), non lo avremmo preso in grande considerazione. Lui finge di fare lo stesso, adottando un profilo basso (“Punto alle crono e alle Olimpiadi di Rio”), però…

Detto che gente come Pozzovivo e Chaves può togliersi soddisfazioni e cercare un bel piazzamento, chiudiamo con l’ultimo verso outsider, il polacco Rafal Majka: tre tappe di alta montagna vinte al Tour de France e un podio all’ultima Vuelta ne fanno uno da non sottovalutare. Da qui alla maglia rosa però c’è parecchia strada. Il Giro infatti sarà pure epica, imprese, sofferenza, ma è anche una corsa fondata su tanti piccoli dettagli. Chi curerà meglio tutto, vedrà il suo nome inciso sul trofeo senza fine.

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