| categoria: Roma e Lazio

Professore bacia allieva tredicenne: condannato a tre anni

Condannato per un bacio appassionato. Per un amore proibito, deviato, nato tra le mura di una scuola per artisti di Roma. Illegale, per la legge. Un insegnante cinquantenne dovrà scontare 3 anni e 8 mesi di reclusione per atti sessuali a danno di una ragazzina di 13 anni. Atti che, a detta della giovanissima, si traducono in labbra sfiorate e carezze appena più spinte. Per gli inquirenti, sarebbero potuti sfociare in altro. «Ero innamorata di lui», ha ammesso l’adolescente. Era stata proprio la piccola a corteggiare il maestro, per mesi.
Adottata, un’infanzia difficile alle spalle. Bella come la “ninfetta” raccontata da Nabokov, ma meno spregiudicata della giovanissima Lolita. Era semplicemente bisognosa d’affetto, alla ricerca dell’amore. Nell’estate del 2014 ha iniziato a frequentare un istituto privato di arti sceniche. Lui era il docente di musica, quasi 40 anni più di lei. Quando l’ha conosciuto è rimasta affascinata. Ha iniziato a mandargli qualche timido messaggio sul cellulare. I contatti sono poi diventati sempre più frequenti. «Ti amo, sono innamorata di te», gli ha scritto un giorno. E’ andata anche più oltre. «Ti prometto che sarai il primo».

L’insegnante sapeva che quel rapporto era proibito. Le sue risposte si lasciavano attendere. Poi, però, un giorno le ha detto: «Giuralo». E poi: «Mi manchi». Era consapevole che il terreno fosse scivoloso, che quell’amore fosse impossibile. Per l’accusa, avrebbe convinto la ragazzina a cancellare quasi tutti i messaggi. Per non lasciare traccia, forse per pulirsi la coscienza. I tabulati recuperati dagli inquirenti raccontano di contatti sempre più frequenti. Il primo incontro ravvicinato risale al 13 agosto. Un appuntamento affettuoso. Troppo, per non essere considerato illecito. I genitori della tredicenne erano al lavoro. Lei ha chiamato il maestro, l’ha invitato nel pomeriggio. Il cinquantenne ha citofonato al portone, la ragazzina ha aperto e l’ha fatto salire in casa. Un bacio, una carezza avvolgente, le mani che sfiorano il corpo. E il fratellino di 11 anni che coglie i due sul fatto. Li vede prima di sfuggita, poi si ferma a guardare meglio. È stato il testimone chiave dell’accusa. Le sue parole, così come i pochi messaggi recuperati dagli investigatori, hanno convinto il pubblico ministero Gabriella Fazi e chiedere una condanna a 4 anni di reclusione per l’imputato, con l’accusa di atti sessuali con una minorenne. La richiesta è stata quasi totalmente accolta dal gup Cinzia Parasporo, al termine di un processo condotto con rito abbreviato.
Sono stati i genitori della tredicenne a sporgere denuncia. Sono andati a prendere la figlia a scuola e hanno notato strani atteggiamenti di complicità tra lei e il docente. Sorrisi, sguardi che s’incrociavano per un istante e poi si rivolgevano timidi altrove. Sul cellulare della ragazzina, hanno trovato i messaggi e le telefonate. Gli inquirenti hanno fatto il resto. Inutili le parole d’amore spese dalla giovanissima. Inutile anche la difesa dell’insegnante. Ieri, di fronte al giudice, ha negato ogni addebito, ha smentito la relazione, non ha parlato di affetto. Ha detto di non essere mai stato a casa della tredicenne e di avere sempre respinto le avances.

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