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Renzi: con «Ape» in pensione gli over 63

Si chiamerà “Ape”, sarà previsto dalla prossima legge di Bilancio. E consentirà il pensionamento anticipato con criteri selettivi e penalizzazione dell’assegno agli «over 63», ovvero i nati nel 1951, ’52 e ’53. A confermare ufficialmente che con la prossima manovra 2017 scatterà un meccanismo per rendere flessibile la legge Fornero è Matteo Renzi in persona, nella diretta pomeridiana #Matteorisponde.

Un meccanismo che, sulla base delle indicazioni della cabina di regìa economica di palazzo Chigi guidata dal sottosegretario Tommaso Nannicini, dovrebbe poggiare su una penalizzazione graduata a seconda del reddito per chi decide di anticipare il pensionamento rispetto ai requisiti di legge. La penalizzazione sarebbe solo sulla parte del montante calcolata con il retributivo, poiché la quota contributiva determina da sè una penalizzazione con l’anticipo. Il finanziamento pubblico, sulla maggiore spesa che si determina, sarebbe per i lavoratori potenzialmente beneficiari dell’anticipo ma che si trovino in condizioni di disoccupazione. Negli altri casi il finanziamento-ponte dovrebbe essere sostenuto dal sistema del credito (banche e assicurazioni), che poi rientrerebbe grazie ai mini-rimborsi dell’Inps con le trattenute sulla pensione finale. Con l’eccezione dei prepensionamenti invocati dalle imprese per ristrutturazioni o che vogliano effettuare un ricambio del personale. In questi casi l’anticipo sarebbe finanziato dagli stessi datori di lavoro, con una garanzia sul rischio morte del beneficiario a carico dello Stato. Ieri il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, nel corso del suo intervento all’assemblea nazionale s’è detto favorevole alla staffetta generazionale: «I costi? Li paghino le imprese, noi siamo pronti a farlo».

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Il meccanismo allo studio e le ultime misure adottate

«Stiamo lavorando» al dispositivo sulla flessibilità in uscita, ha detto il premier. Che ha aggiunto: «Si chiamerà Ape, c’è già il simbolo e il logo» e «con la stabilità del 2017» consentirà di «anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo». Renzi non ha fornito altri dettagli ma ha sottolineato che l’obiettivo è venire incontro a quei lavoratori («sfigati», li ha definiti scherzosamente) «che stavano per andare in pensione» ma, a causa dello «scalone secco» introdotto dalla riforma Fornero, hanno «perso il treno». L’operazione, secondo le anticipazioni di una settimana fa del sottosegretario Nannicini, dovrebbe costare circa un miliardo l’anno e toccare una platea non troppo estesa di lavoratori. A Palazzo Chigi si sta lavorando per affinare il meccanismo, che a questo punto dovrebbe essere presentato a breve: Ape potrebbe essere l’acronimo di “Anticipo pensionistico” ma potrebbe anche richiamare l’assegno pensionistico anticipato (Apa) cui aveva lavorato in passato Giuliano Poletti.

Il premier ha affermato che lo stesso ministro del Lavoro sta lavorando alla misura insieme con Nannicini. E ha aggiunto che il Governo ne ha già parlato con l’Inps. Nelle prossime settimane partirà il confronto anche con le parti sociali e con Bruxelles, un passaggio quest’ultimo tutt’altro che trascurabile. Se i sindacati chiedono un confronto immediato, Cesare Damiano ieri ha lanciato una petizione a sostegno della proposta di legge presentata in Parlamento sulla flessibilità. Pieno appoggio all’annuncio di Renzi è arrivato invece da Maurizio Sacconi, che ha ricordato «coloro che all’atto di approvazione della riforma Fornero avevano già 55 anni – ancor più se madri – e come tali non avevano di fronte a sé un tempo congruo per attrezzarsi a restare nel mercato del lavoro per oltre 10 anni».

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