| categoria: sanità Lazio

San Camillo, ci mancava la violenza sessuale in reparto. Ospedale fuori controllo?

I limiti della decenza – se l’episodio dovesse essere confermato nella sua dinamica peggiore – sono ampiamente superati, qualcuno dovrebbe intervenire dall’alto per mettere l’ospedale di Monteverde in sicurezza. E’ accaduto che all’alba di ieri un infermiere ha scoperto un paziente nel letto di una paziente ipovedente ricoverata nel reparto di Neurochirurgia. Si era addormentato accanto a lei dopo aver avuto un rapporto sessuale con la degente – una serba di 39 anni, da poco sottoposta a un delicato intervento chirurgico – che secondo la polizia non è stato consenziente. Per questo motivo Loudadsi Abdel Azim, marocchino di 45 anni, con precedenti di polizia per violenza sessuale e lesioni è stato arrestato dagli investigatori del commissariato Monteverde, avvertiti poco dopo le 6 dalla direzione sanitaria del San Camillo: da qualche minuto il quarantenne era stato bloccato dall’infermiere, che lo aveva svegliato e dato in consegna alle guardie giurate fino all’arrivo delle pattuglie. Anche lui era ricoverato nello stesso reparto della vittima per la frattura di una vertebra. Ha tentato di negare l’accusa, ma gli agenti non gli hanno creduto e lo hanno arrestato: avrebbe approfittato delle condizioni della quarantenne che non poteva in alcun modo reagire. Adesso è piantonato in un altro reparto dell’ospedale in attesa della convalida del provvedimento da parte del gip, forse già domani. La donna è invece sotto choc. Avrebbe raccontato di non essersi resa conto di nulla. Tracce dell’uomo sono state trovate sul pigiama e sugli indumenti intimi della paziente e saranno analizzati per la prova del Dna, anche perché i medici che hanno visitato la donna non hanno riscontrato le evidenze di una violenza sessuale. Per tutta la mattina il marocchino è stato ascoltato dalla polizia in attesa che venisse chiarita la posizione.
A pochi giorni dalla tragica morte in un altro paziente, bruciato il 30 aprile nel suo letto per un incendio dalla dinamica ancora non chiarita l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini è nell’occhio del ciclone. L’indagine sulle carenze della sicurezza nell’ospedale è in corso e le polemiche si fanno feroci. Il direttore generale D’Urso appare obiettivamente indifendibile, ma resta al suo posto.
Fra le inchieste – ben quattro – per chiarire cosa sia accaduto al secondo piano del padiglione Maroncelli e per capire se il paziente moldavo si sarebbe potuto salvare ci sono ben quattro inchieste. Tra queste c’è anche quella sulla vigilanza al San Camillo per capire se l’allarme per le fiamme che avvolgevano il letto del degente sia scattato in ritardo. Ora invece ci potrebbe essere un’altra indagine, quantomeno interna all’ospedale, per verificare come il marocchino sia potuto uscire dalla stanza del padiglione Lancisi per raggiungere quella dell’altra paziente e infilarsi nel suo letto senza che nessuno se ne sia accorto fino al mattino. I carabinieri sono di casa da mesi nell’ospedale, ci sono ad esempio da chiarire ancora i contorni del pestaggio di una clochard polacca di 47 anni proprio nei primi giorni di gennaio nei sotterranei del padiglione Marchiafava per il quale la polizia ha già fermato un connazionale. Pochi giorni prima si era verificato il sospetto sabotaggio a Terapia intensiva, dove è stato staccato un tubo dell’ossigeno. Insomma la questione S.Camillo scotta

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