| categoria: Roma e Lazio

Ater al collasso, in vendita 8.400 alloggi e negozi per sanare il debito

Per ripagare il maxi debito, almeno 372 milioni, nei confronti del Comune per il mancato pagamento della vecchia Ici, Ater ha pronto un nuovo piano di vendite. Prima i locali commerciali, 3.200 proprietà «da dismettere subito, nel giro di due mesi potremmo cominciare, a prezzi di mercato» annuncia il neo direttore generale Franco Mazzetto. Poi, sarà la volta delle case, 5.200 alloggi principalmente nel centro storico, tra il I e il II Municipio, nei palazzoni dove l’Azienda di edilizia regionale – avendo gli altri inquilini già acquistato – è diventata «condomino» di minoranza.
Vuole precisarlo il direttore ben consapevole che, negli anni, i prezzi di cessione non sono sempre stati all’altezza degli immobili e del contesto: «Questo è un punto essenziale del quale dovremo discutere con la Regione – spiega Mazzetto -. Le tariffe non le decido io, ma la legge in base alle stime dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate: per capirci, se una casa vale 100 è possibile che a noi spetti solo 25, un po’ poco…». Nell’ottica di rivedere i prezzi, del resto, la nuova direzione Ater aveva temporaneamente sospeso, a marzo, la cessione di 280 case già incluse nei piani di dismissione. Nel frattempo, però, è arrivata la stangata di Equitalia, che proprio a causa del debito maturato per il mancato pagamento delle tasse sulla casa al Campidoglio (Ici che, in alcuni casi, risale agli anni Novanta) ha pignorato i conti correnti, quindi adesso la vendita appare in qualche modo un passo obbligato. Anche perché il Comune ha giudicato economicamente insostenibile l’alternativa offerta da Ater: cedere direttamente allo stesso Campidoglio la proprietà degli alloggi, risolvendo così alla base la questione delle tasse sulla prima casa.
Si partirà allora dai locali commerciali, 3.200 unità tra negozi, uffici e cantine dei quali almeno 1.000 collocati nelle zone centrali: considerando una media di 100 mila euro ciascuno, questa è la stima di Ater, il guadagno sarebbe importante e soprattutto non vincolato – a differenza delle abitazioni – nella destinazione. «Il ricavato dei locali commerciali può essere direttamente investito nel piano di rientro del debito che concorderemo col Comune e col commissario per il debito pregresso Silvia Scozzese – continua Mazzetto -. Per le abitazioni, invece, è previsto che i soldi delle vendite vengano reimpiegati nell’edilizia residenziale, cioè nella manutenzione o nella realizzazione di nuovi alloggi: anche su questo punto chiederemo l’intervento della Regione, una parte dell’introito potrebbe essere svincolata e destinata al ripianamento del debito, intanto completiamo il censimento».
Censimento che, per ora, conta 5.200 abitazioni, circa la metà nel I e nel II Municipio: in media, se i prezzi restassero quelli attuali, 65 mila euro ad abitazione. «Cominceremo dalle proprietà nelle quali Ater è diventato inquilino di minoranza», precisa il direttore. «Spesso, in molti palazzi del centro storico inclusi nei precedenti piani di dismissione, hanno acquistato la maggior parte degli inquilini con la conseguenza che Ater ormai detiene la proprietà di pochissimi alloggi, anche uno solo in un intero stabile. Quindi, partiremo da queste situazioni per poi arrivare alle zone periferiche». L’auspicio, mentre va in porto questo «piano B» delle vendite, è che almeno il Comune intervenga su Equitalia – richiesta più volte avanzata da Ater – per sospendere il pignoramento e dare così un po’ di ossigeno alle casse dell’azienda.

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