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Austria al voto per il ballottaggio delle presidenziali: favorita l’ultradestra antimigranti

Alle 7 in punto si sono aperti i seggi in Austria per le elezioni presidenziali più contese e attese della storia recente. 6,4 milioni di elettori sono attesi alle urne per scegliere il nono capo di Stato austriaco della Seconda Repubblica, fondata nel 1945. I seggi chiuderanno alle 17 e i risultati sono attesi poco dopo. Per la prima volta, anche i discendenti degli Asburgo sono stati riammessi alla candidatura per la più alta carica dello Stato. Ma la notizia non è questa (nessuno degli Asburgo si è presentato, peraltro). In realtà, se da trent’anni – da quando l’ex nazista Kurt Waldheim divenne capo dello Stato – l’Austria non attirava tanta attenzione su di sé in occasione del noioso appuntamento con le elezioni presidenziali, è perché il favorito per lo scranno più alto della Hofburg è il candidato della destra populista, Norbert Hofer. E molti osservatori temono che potrebbe interpretare alla lettera una Costituzione scritta nel 1929, ricalcata su quella di Weimar e che assegna, in teoria, poteri enormi al capo dello Stato. Persino maggiori di quelli che spettano al presidente della Repubblica francese.

L’altra notizia di queste elezioni da record è che per la prima volta dalla fine della guerra nessun candidato dei due partiti che hanno dominato la scena politica del dopoguerra, popolari e socialdemocratici, è riuscito a passare il primo turno. Al ballottaggio di oggi si fronteggiano Hofer e il candidato dei Verdi, Alexander Van der Bellen. E negli ultimi sondaggi, che risalgono a qualche giorno fa, il candidato della destra è dato in vantaggio di qualche punto sul rivale.

Molti quotidiani, tuttavia, si sono rifiutati di pubblicare indagini sulle preferenze di voto alla vigilia dell’appuntamento, dopo il disastro del primo turno. Il 24 aprile, dopo settimane di sondaggi che davano Hofer attorno al 24 per cento e testa a testa con Van der Bellen, un milione e mezzo di austriaci hanno puntato sul candidato della destra, proiettandolo ad uno strabiliante 34 per cento. Adesso sondaggisti e giornalisti preferiscono tacere, imbarazzati, almeno nell’imminenza del voto.

Hofer, classe 1971, ingegnere aeronautico, quattro figli da due matrimoni, coltiva l’immagine di una destra nuova, sorride spesso, ed è un grande ammiratore di Margaret Thatcher. Cammina con un bastone da quando un incidente col paracadute gli ha procurato serissimai danni alla spina dorsle, tredici anni fa. Ma è anche un fanatico delle armi e ha condotto una campagna elettorale imperniata su temi tipici della destra come l’euroscetticismo, l’emergenza profughi e la sicurezza.

Chi gli rimprovera di avere un cuore nero nascosto dietro l’immagine da “bravo ragazzo” ricorda il suo passato nelle confraternite ultra-conservatrici e pangermaniche. Hofer ripete ad ogni piè sospinto che vuole far assomigliare l’Austria sempre più alla Svizzera, moltiplicando i referendum. Ne vuole fare uno sull’accordo transatlantico Ttip, uno sull’ingresso della Turchia nell’Ue e uno per scongiurare eventuali piani di abolizione del contante. Soprattutto, Hofer ha già accennato in campagna elettorale alla possibilità di interpretare in maniera estensiva il ruolo di presidente della Repubblica. In base alla Costituzione, il capo dello Stato può persino mandare a casa il governo.

Il suo rivale, l’economista Alexander Van der Bellen, settantadue anni, ex portavoce dei Verdi, sposato con due figli, è il candidato indipendente appoggiato anche dai partiti tradizionali, ma insultato da qualcuno come “radicale di sinistra nascosto dalla pelliccia da moderato”. Van der Bellen è un simbolo della politica dell’accoglienza anche per la sua storia personale. Figlio di un russo aristocratico di origini olandesi e di un’estone scappati dallo stalinismo, rivendica spesso di essere “figlio di rifugiati”.

Fumatore accanito, ha coniato uno slogan elettorale mutuato dall’inno nazionale, “coraggiosi per i tempi nuovi” e ha sottolineato spesso l’importanza della speranza, in campagna elettorale. Tanto che su Twitter, qualcuno lo ha soprannominato da subito “Öbama”, con la dieresi di Österreich.

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