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IL PUNTO/E la Città Metropolitana? Per i candidati è un fantasma

In quanti ricordano che esiste un organismo politico-amministrativo che si chiama Città Metropolitana? E che il futuro sindaco ne sarà il capo? Risposta scontata, quasi nessuno. E non ne troverete cenno nei discorsi dei candidati, nei programmi, nelle strategie politiche. Tanta fatica sprecata, quella di abolire le province, di riconfiguare l’impianto amministrativo, è praticamente tutto fermo. Come una macchina nuova lasciata a ingrigire in garage. Il nuovo ente, previsto dalla legge 56 e costituito da oltre un anno, che dovrebbe avere importanti funzioni di governo di un territorio che va oltre il raccordo anulare e corrisponde a quello che una volta comprendeva la vecchia Provincia. Un ente che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe avere compiti e funzioni più importanti dell’ente appena cancellato dalla riforma costituzionale e più simili alle competenze della Regione per consentire il governo dell’area metropolitana che travalica i confini della città.Eppure la Città Metropolitananon riesce ad approvare il bilancio, come ha denunciato qualche giorno fa il vice sindaco nel silenzio generale, e certamente la maggioranza dei cittadini non ne conosce nemmeno l’esistenza. Eppure spetterebbe a loro eleggere direttamente il Sindaco della Città metropolitana, come è previsto sia nella legge 56 che dallo statuto metropolitano; ma nonostante le tante promesse e gli annunci il Parlamento non ha ancora approvata le legge che dovrebbe regolamentare il meccanismo elettorale. Ancora, diversamente dalle altre città metropolitane, quella di Roma resta un ente distinto dalla Capitale, con funzioni e assetti diversi. Una struttura complicata sotto il profilo politico, istituzionale, amministrativo. E proprio per questo i candidati forse non ne hanno parlato. Perché ne capiscono poco, perché non ne colgono le implicazioni e non si avventurano in un terreno minato. Atteggiamento che conferma il basso profilo di questa campagna elettorale. Qualcuno avrebbe potuto discutere dell’argomento con i potenziali elettori, convincerli, renderli partecipi. In queste settimane è in discussione in Regione una proposta di legge sul trasferimento di funzioni e compiti a Roma capitale e agli altri enti locali, e proprio la questione se conferire i poteri ad un soggetto con i confini della città, o alla città metropolitana, corrispondente al territorio dell’intera ex provincia, è diventata un problema tecnico-politico-istituzionale difficilmente risolvibile. Il far coincidere i confini della Città metropolitana non con quelli della città di Roma – per far sì che Capitale e nuovo ente coincidessero e fossero unica cosa – ma con quelli dell’intero territorio della provincia, sottolineano autorevoli commentatori , crea un problema per la Regione, che vede il nuovo ente, se dotato dei poteri e delle funzioni previste, come un concorrente ed anche un alibi per non trasferire quei compiti. E’ un labirinto dal quale è difficile uscire, ed è alla fine forse il vero motivo per cui tutti questi discorsi restano sul piano accademico. Forse è questa la interpretazione più corretta del silenzio dei candidati: un po’ non capiscono, un po’ si vergognano di quanto sta accadendo.

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