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Il cambio di casacca è un business in Parlamento: a chi va al Misto 22mila euro

C’ è un luogo del Parlamento dove ogni nuovo deputato che arriva viene accolto a braccia aperte. È una terra di nessuno che può cambiare gli equilibri e fare da ago della bilancia. Si può stare con Renzi ma anche all’ opposizione. È il Misto, una grande famiglia allargata. Per dimensioni il terzo Gruppo alla Camera dopo Pd e M5S. Ci si può approdare dopo un lungo travaglio interiore o dopo una tormentata mini-scissione. Ci si atterra anche obtorto collo scrive il messaggero, dopo essere espulsi dal web e da Grillo. Il proselitismo anche altre logiche, un dissenso momentaneo o un semplice e banalissimo calcolo economico (anche se in questo caso tutti o quasi lo negheranno).
Il meccanismo è semplice: all’ assegno di circa 12 mila euro netti mensili previsto dall’ articolo 29 della Costituzione si possono aggiungere altri 1.800 euro da spendere: quasi 22mila euro in più all’anno. A volte si utilizzano per assumere personale. In altri casi è il singolo parlamentare che li spende per esercitare il proprio mandato documentandoli con le cosiddette pezze d’ appoggio. È una somma che si aggiunge ai 3.690 euro già corrisposti a titolo di rimborso per pagare i collaboratori (ma il 50% puà anche non essere rendicontato). In molti casi prima ancora di parcheggiare il trolley si trattano le condizioni

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