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MILAN/ E Berlusconi restò solo

Tutti lo spingono a vendere il Milan, la solitudine del Cavaliere fa rabbia e tenerezza, le vecchie glorie rossonere gli sono lontane, la famiglia nicchia. Tra chi segue da vicino la trattativa prevale nettamente la corrente di chi chiede all’ex premier di accettare l’offerta della cordata cinese senza insistere troppo sulle successive garanzie di investire somme consistenti nel calciomercato dei prossimi anni. Lui non sa decidersi. In attesa di un ulteriore passo avanti nella trattativa emerge questo elemento nel pieno della negoziazione che sta per portare alla cessione del 70% del Milan in mani cinesi. Berlusconi aveva chiesto ai calciatori di vincere Coppa Italia e successiva Supercoppa in modo da arrivare a 30 titoli in altrettanti anni. Obiettivo romantico, infantile visto i valori in campo, e sfumato. E ora Fininvest spinge per cedere una società che negli ultimi anni ha generato soprattutto perdite. La pensa così in particolare la figlia Marina. Al di là della cerchia famigliare e aziendale, pure all’interno del club emerge la posizione di chi ritiene che Berlusconi dovrebbe cedere per non annacquare con altre stagioni deludenti il ricordo dei trionfi dell’epoca d’oro della sua gestione. I cinesi hanno comunque garantito 2-3 anni di presidenza onoraria, amaro declino di un conquistatore

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