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Chemioterapia in addome rallenta tumori ovaio

Per le donne con cancro all’ovaio avanzato già trattato con la chirurgia, effettuare la chemioterapia direttamente nell’addome (intraperitoneale) appare più efficace rispetto alla chemioterapia intravena. E’ il dato di uno studio di fase tre che dimostra come il 23,3% delle donne che hanno ricevuto questo tipo di terapia abbia registrato una progressione della malattia a nove mesi, contro la più elevata percentuale del 42,2% delle pazienti che avevano ricevuto la sola chemio intravena.

Lo studio è stato presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica Asco, in corso a Chicago. La chemio in addome consente infatti di liberare dosi maggiori di farmaco direttamente nell’area del tumore, ‘risparmiando’ le altre parti dell’organismo dagli effetti collaterali. Lo studio è stato condotto su 275 donne affette dalla malattia. “A questo stadio, possiamo già vedere che le pazienti stanno meglio con la chemio intraperitoneale, senza che si registri una differenza significativa in termini di tossicità”, ha sottolineato il primo autore dello studio Helen Mackay del Odette Cancer Centre di Toronto.

Si tratta, sottolineano gli oncologi, di una tecnica efficace anche se non molto utilizzata: è infatti valida e ben tollerata, garantendo anche il mantenimento di una buona qualità di vita. Nel 2012, i casi di cancro all’ovaio nel mondo sono stati 239 mila, con una prognosi spesso negativa. A causa della mancanza di screening mirati e sintomi specifici, il cancro all’ovaio viene spesso diagnosticato quando è in fase già avanzata con ridotte prospettive terapeutiche.

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