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Grillini boom, il Pd di Renzi contiene i danni. Centro destra in affanno, addio sinistra

Riassumiamo. Boom dei grillini ma non ovunque, contenimento dei danni da parte del Pd, situazione complessa nel centro destra che ha sbagliato troppe mosse e che vede il tramonto definitivo della leadership di Berlusconi. A fondo la sinistra radicale, e alla fine questo è il risultato più netto e rilevante di queste amministrative. Tutto sommato è avvenuto più o meno quello che si poteva prevedere. Solo a Roma e Torino il risultato è superiore a qualsiasi aspettativa e incide più di altri sulla evoluzione politica del quadro generale. Nella capitale il Movimento 5 Stelle ha sbaragliato gli avversari. Virginia Raggi va al ballottaggio con più del 35% dei voti ed è nettamente la favorita per diventare il primo sindaco donna della Capitale.Il Pd è crollato, Giachetti conquista il ballottaggio con fatica e la Meloni perde il passaggio alla finale per poco. Ora la situazione a Roma è molto più chiara,. Molto bene i grillini anche a Torino con Chiara Appendino oltre il 30% e in corsa per giocarsela con Piero Fassino al secondo turno. E’ il crollo del vecchio Pci-Pds-Ds- ora Pd, Fassino resiste sul prestigio personale, ma la candidata grillina, sostenuta da larghe simpatie confindustriali rappresenta il nuovo che avanza travolgente, la capitale sabaudia è davvero cambiata.

A Milano, però, il M5S delude con Gianluca Corrado così come a Napoli con Matteo Brambilla e a Bologna con Massimo Bugani. Meglio al Sud che al Nord i 5 Stelle, tranne ovviamente il capoluogo campano. Visto con una prospettiva nazionale il Movimento è ormai una realtà determinante (e determinata) dalla quale il Pd non può prescindere. Governare Roma ti porta sul palcoscenico internazionale, le presenze importanti nei consigli comunali di altre grosse città condizionerà parecchio le amministrazioni locali.
E il Partito Democratico di Matteo Renzi? Tutto sommato contiene i danni, evita il peggio. Certo brucia l’esclusione dal ballottaggio a Napoli di Valeria Valente così come quei risultati modesti e inferiori alle previsioni a Torino e soprattutto a Bologna, ma alla fine a Milano, anche se di poco, Giuseppe Sala riesce a restare davanti a Stefano Parisi e soprattutto a Roma Roberto Giachetti vince la sfida con Giorgia Meloni per il secondo posto. Il Pd tiene poi al primo turno Cagliari, anche se in altre città come Novara e Varese ottiene risultati inferiori alle aspettative. Renzi ha tremato parecchio, ma la frenata è accettabile e non compromette troppo gli equilibri. Ora la minoranza dem partirà all’attacco del premier-segretario, che però può continuare a concentrarsi sul decisivo referendum istituzionale di ottobre.
Complessa, problematica, per certi versi imbarazzante la situazione del Centro destra, che ha perso una grande occasione. La platea degli elettori moderati c’è, rappresenta quasi la metà del paese. Ma non riesce ad esprimersi. Una fetta consistente sta con Renzi, ma gli altri? Il risultato migliore è a Milano, dove la coalizione si è presentata compatta con un candidato moderato come Stefano Parisi. Forza Italia ha ottenuto risultati molto modesti a Bologna, Torino, Napoli e Roma ma all’ombra della Madonnina sorprendentemente è riuscita a battere nettamente la Lega. Matteo Salvini non può cantare vittoria, anche per lui, che ha impostato la battaglia elettorale in modo muscolare, il salto di qualità non è riuscito. A Torino la Lega vince la sfida con gli azzurri ma è del tutto fuori dai giochi. Va al ballottaggio a Bologna ma con Lucia Borgonzoni appena sopra il 20%. Qualche risultato positivo nei centri minori per il Carroccio, specie in Veneto, ma complessivamente il risultato è modesto. Anche perché al Centrosud non sfonda e ottiene risultati molto contenuti. Fratelli d’Italia batte nettamente Forza Italia a Roma, ma Giorgia Meloni ha perso la sua sfida principale. L’hanno lasciata sola e l’aiuto di Salvini non si è concretizzato. Se non ci fosse stato il pasticcio con Forza Italia, se non ci fosse stato l’incomodo Marchini oggi le prospettive sarebbero diverse.
A fondo la sinistra radicale, da tempo non andava così male, il mondo, la società sono cambiati, quel quadrante politico e sociale no. Ma ha perso appeal, ha perso slancio e consistenza. Il pericolo è che come negli anni bui del secolo scorso le frange estreme abbandonino la politica del confronto parlamentare per cercare altre vie. Stefano Fassina limita i danni a Roma, ma Federico Martelloni a Bologna, Basilio Rizzo a Milano e soprattutto Giorgio Airaudo a Torino ottengono una delusione cocente modello Arcobaleno di Bertinotti. De Magistris è un caso a parte e del tutto personale: oltre il 40% drenando anche molti voti grillini. Casapound non bissa il successo di Bolzano e rimane del tutto marginale, così come il Partito Comunista che con il suo segretario, Marco Rizzo, a Torino resta sotto l’1%. Così vanno le cose del mondo. Di fronte ad un ex democristiano che ha quasi tutto il potere disponibile e a tutti i livelli, andando a braccetto con gli ex comunisti e scrivendo sull’Unità resta poco da fare.

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