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Renzi incorreggibile, se perdo Roma e Milano non me ne vado. La colpa è del Pd

Il premier Renzi è un personaggio curioso, uno di quelli che parlano al plurale quando c’è da ammettere qualcosa e in prima persona quando si tratta di battere la grancassa e di annunciare (o millantare) successi di qualsiasi genere. Improvvisamente ci si accorge che il vento è cambiato, che l’Italia va in pezzi e che il governo non ha raggiunto obiettivi degni di tale nome. La ciliegina sulla torta? Le amministrative, che si mettono malino e sulle quali lui ha rammendato un ragionamento del quale alla fine si perde il senso. Se le cose non sono brillanti, se non abbiamo vinto è colpa di quelli del Pd, che improvvisamente lui disconosce con un singolare sdoppiamento di personalità . Lui è il premier, fa le riforme, manda avanti il paese, parla con la Merkel, ha altro da pensare: tutto sulle sue spalle. E mette le mani avanti, se il Pd perde Milano e Roma non me ne vado, mi interessa solo il referendum, dice in Tv. E annuncia un brusco dietro front rispetto alle dinamiche di partito, come se volesse prendere le distanze da chi non sa soffrire e sbattersi come fa lui, e soprattutto non sa vincere, offuscando l’immagine del premier. E allora ecco l’idea del commissario a Napoli, del vice unico, di nuova segreteria. E, ciliegina sulla torta, il ripudio dell’odiato (dai dissidenti) Verdini. Cortina fumogena, parole al vento per mascherare una ritirata? Uno slalom tra i problemi’ Renzi si è spinto troppo avanti per poter tornare indietro, e comincia a reagire in modo scomposto. C’è da preoccuparsi. Non possiamo permetterci una crisi al buio, in questo momento.

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