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Bioshopper illegali, business eco-criminale da 40mila tonnellate

La metà dei sacchetti e delle buste in circolazione sono illegali. Un volume pari a circa 40 mila tonnellate di plastica, per una perdita per la filiera legale dei veri shopper bio pari a 160 milioni di euro, 30 milioni solo per evasione fiscale, a cui si aggiungono 50 milioni di aggravio per lo smaltimento dei rifiuti, senza considerare i danni ad ambiente e mare.

Per denunciare questo racket Legambiente lancia oggi la campagna ‘#UnSaccoGiusto’, testimonial d’eccezione è Fortunato Cerlino – alias Pietro Savastano, il boss della serie Tv Gomorra – che ha prestato la sua immagine per un corto di denuncia su questo nuovo business della criminalità organizzata.

Legambiente fa presente che si tratta di ”un giro d’affari considerevole che ruba fatturato all’economia sana; una filiera ‘nera’ che sottrae risorse all’erario e danneggia l’ambiente, i cittadini e chi produce correttamente bioplastiche compostabili”.

Gdf sequestra 200.000 sacchetti – Sequestro di oltre 200 mila shopper non in regola e più di duemila chili di materia per la produzione dei sacchetti, con multe fino a 1,8 milioni di euro e deferimento all’Autorità giudiziaria di 38 persone per frode commerciale e concorso nel reato. Questi alcuni dei numeri di un’operazione ‘pilota’ della Guardia di Finanza terminata nelle scorse settimane e concentrata su due Regioni, Calabria e Sicilia, e presentata al ministero dell’Ambiente da Gian Luca Galletti e dal Generale Gennaro Vecchione, a capo del Comando unità speciali della Guardia di Finanza.

Le Fiamme gialle intensificano così, su impulso del ministero dell’Ambiente, l’attività preventiva e repressiva nei settori degli imballaggi di plastica non rispondenti agli standard di legge; questo per tutelare l’ecosistema, i consumatori e il settore industriale della chimica verde. Le buste fuori legge o le falsi dichiarazioni di conformità – è stato spiegato – ”minano una filiera nazionale che può valere fino a un miliardo di euro”.

”Sulle shopper – ha osservato Galletti – l’Italia ha avuto sempre una posizione d’avanguardia in Ue orientata al massimo grado di tutela ambientale contro ogni violazione e contraffazione pericolosa per l’ambiente e per l’economia: una norma per la quale abbiamo rischiato anche un’infrazione sulla concorrenza ma che invece è diventata una norma di riferimento ambientale”. ”Il corpo – ha rilevato Vecchione – in questo settore interviene soprattutto per i profili finanziari ed economici, oltre che la tutela dell’ambiente. Continueremo le analisi e le verifiche”.

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