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Oncoematologia pediatrica, nuovo reparto al Bambino Gesù di Roma

Roma - Ospedale Bambino Gesù

Oncoematologia pediatrica, nuovo reparto al Bambino Gesù di Roma. La nuova struttura è stata inaugurata nei giorni scorsi dal ministro della salute Beatrice Lorenzin. Sette posti letto, sette stanze altamente tecnologiche, che vanno ad aggiungersi alle 6 già preesistenti. Sette ambienti isolati dall’esterno, per proteggere i bambini affetti da leucemie, linfomi – ma anche da mielodisplasie, emoglobinopatie, aplasie midollari, deficit immunitari – sottoposti a trapianto e quindi immunocompromessi, dal rischio di infezioni, un rischio alto, specialmente nei primi 90-100 giorni che seguono il trapianto.Il nuovo reparto. Le sette stanze di cui parliamo sono il nuovo reparto Trapianto Emopoietico e Terapie Cellulari del Bambino Gesù di Roma, un ospedale che ha contato 111 trapianti di midollo allogenico e 32 di midollo autologo solo nel 2015, e nel quale, in sei anni, dal 2010 ad oggi, sono stati eseguiti più di 800 trapianti di cellule emopoietiche. “In Italia – ha detto il ministro Lorenzin – ogni anno si ammalano di cancro 1.380 bambini in età pediatrica e 780 adolescenti. Negli anni Settanta sopravviveva il 40%, mentre oggi tra l’80-90% e anche oltre. Quindi oggi dal cancro si guarisce e questa è una fantastica nota, non solo di speranza, ma anche di certezza che dobbiamo dare ai genitori e alle famiglie, aiutandoli in questo percorso di guarigione. Voglio dire alle famiglie e ai bambini: si guarisce”.

La necessità di organizzare una rete. “Non possiamo avere una struttura di altissima eccellenza come è questa in ogni regione – ha aggiunto Lorenzin – per le patologie più complesse dobbiamo creare una rete, per ottenere il massimo possibile”. Il ministro ha poi elencato alcuni punti di criticità della pediatria: per esempio, la questione dei farmaci non ancora testati sui bambini, e quindi non disponibili per la fascia pediatrica, e l’importanza di nuove linee guida per la sperimentazione in ambito pediatrico.

Dal trapianto aploidentico alla immunoterapia cellulare. “In sei anni abbiamo trapiantato con cellule emopoietiche più di 800 bambini e la domanda è andata sempre crescendo, per questo è stato importante aumentare i letti disponibili. Solo lo scorso anno abbiamo trapiantato 55 bambini da genitore”, ha spiegato Franco Locatelli, responsabile del Dipartimento di onco-ematologia del nosocomio romano. Il trapianto da genitore al quale Locateli si riferisce è il trapianto aploidentico, che letteralmente significa ‘identico a metà’ ed è stato messo a punto nel 2009-2010. Semplificando: un genitore, per definizione, ha il 50 per cento del patrimonio genetico in comune con il figlio, che tradotto in termini immunologici significa una sorta di compatibilità dimezzata. Un dimezzamento che è stato superato dalla tecnica aploidentica appunto, che Alice Bertaina, a capo del nuovo reparto, spiega così: “Preleviamo sangue periferico del padre o della madre, lo trattiamo in laboratorio per eliminare i linfociti T alfa e beta positivi, che sono le cellule “cattive” responsabili delle reazioni avverse nei piccoli pazienti. E solo dopo trapiantiamo il bambino. In questo ospedale siamo stati i primi ad aver applicato questa tecnica su una casistica importante di bambini”.

L’utlima evoluzione. L’ultima evoluzione del trapianto aploidentico è l’infusione di linfociti T “trasdotti con il gene suicida della caspasi 9”. “Il problema è che i linfociti T alfa e beta positivi hanno una loro utilità – prosegue Bertaina – proteggono il piccolo paziente dalle infezioni. Allora, con una tecnica che utilizziamo da circa un anno e mezzo, prima di trasfonderle nel paziente le lavoriamo in laboratorio in modo da renderle capaci di autodistruggersi qualora diventassero effettivamente nocive per il paziente. Ma per la fine dell’anno contiamo di mettere e a punto una tecnica di immunoterapia cellulare, una tecnologia indipendente dal trapianto e che consiste nel fornire al bambino, ammalto di leucemia ma anche di tumori solidi, linfociti T ingegnerizzati cioè resi capaci di eliminare in modo elettivo le cellule tumorali: il senso è avere linfociti T ad hoc per leucemie, ad hoc per neuroblastomi e così via. In questo modo potremo trattare tumori che non rispondono alle chemioterapie”.

Nuova radioterapia pediatrica a Salerno. Sempe oggi, ma a Salerno, è stato inaugurato il reparto di Radioterapia pediatrica presso l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, battezzato “l’isola dei Tesori”: un titolo stevensoniano, tra la favola e l’avventura, che è stato scelto per via dei disegni che decoreranno le pareti della nuova struttura. “Nel nostro paese sono cinque i reparti di radioterapia pediatrica pubblica di alta specialità, tutti situati da Roma in su”. La struttura di Salerno si candida come “nuovo punto di riferimento non solo per i piccoli ammalati della Campania, ma per tutto il Sud Italia”. La nascita del reparto, si legge nella nota, è “merito delle associazioni Open Oncologia Pediatrica e Neuroblastoma e Trenta Ore Per La Vita onlus che, insieme, sono riuscite a realizzare un progetto che sembrava impossibile: dare alle famiglie l’opportunità di evitare lunghe trasferte, e rendere meno ‘ospedalizzati’ gli ambienti di cura”.

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