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SOCIETA’/ Quanto stress ci portiamo a casa? Il lavoro invade ormai la sfera personale

Quanto stress ci portiamo a casa? E viceversa: le ore di lavoro possono rappresentare una tregua dalle fatiche domestiche? Valgono entrambe le cose perchè qualità della vita e posto di lavoro si influenzano reciprocamente, specie se c’è di mezzo un alto livello di stress. E la rintracciabilità dovuta alle connessioni che restano sempre attive grazie a mail aziendali, social network e smartphone negli ultimi anni ha aumentato la sensazione di non poter mai staccare veramente, con conseguenze stressanti nel privato.

Secondo un sondaggio lanciato da Openjobmetis, tra le più importanti Agenzie per il Lavoro in Italia, emerge che la maggior parte degli intervistati percepisce un certo livello di invadenza dell’ambito lavorativo nella sfera personale.

Il legame è vincolato dal livello di stress che il lavoro porta con sé. Il 67% degli intervistati pensa che le criticità lavorative si portino anche a casa e che, oltre un certo livello di stress, sia impossibile non avere ripercussioni nella vita privata. Di questi, il 22% ritiene che tranquillità e problematicità del proprio ambito lavorativo condizionino inevitabilmente la sfera privata. Solo il 21% degli intervistati pensa che se si è bravi a gestire le reciproche influenze tra i due ambiti della vita, i problemi possano rimanere sulla scrivania. Percentuali senza dubbio più basse rappresentano chi sostiene invece il punto di vista opposto, ovvero che il reale problema da gestire nasce a casa e gli stress personali importanti si riversano in ufficio (4%). Un singolare ma interessante 5% sostiene, addirittura, che le ore di lavoro rappresentino una tregua dalle fatiche domestiche, a dimostrazione del fatto che gli impegni personali o familiari non sono sempre facili da gestire. Inoltre, sono stati più uomini che donne a scegliere questa risposta.

Chi è più propenso a “portarsi a casa” i problemi lavorativi? Sono gli uomini quelli che confermano con decisione l’influenza del lavoro sulla vita privata (70% contro il 30% delle donne), mentre le donne la vincolano principalmente allo stress: se non si raggiunge un certo livello di stress, i problemi rimangono sulla scrivania (58%). Se si valuta la fascia d’età, sono gli intervistati compresi tra i 26 e i 35 anni i più propensi a pensare che i problemi lavorativi si ripercuotano sulla vita privata o, comunque, a prendere in esame il “fattore stress” come discriminante.

L’indagine è stata condotta tramite un questionario sul sito openjobmetis.it a cui hanno partecipato 1026 persone maggiorenni, prevalentemente diplomate o laureate e residenti in città del Nord, Centro e Sud Italia.

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