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Orlando, altri indagati. Sospetti su un predicatore

Il giorno dopo la strage del Pulse, locale gay di Orlando dove Omar Mateen nella notte di ieri ha aperto il fuoco uccidendo 49 persone (lui è il 50esimo morto) e ferendone oltre 53, cresce dolore, e sgomento, per la peggiore starge causata da armi da fuoco della storia americana. “C’è un’indagine penale su altre persone in connessione con la sparatoria nel club”, ha detto il procuratore federale. Domenica è stato fermato per un interrogatorio un predicatore, Marcus Dwayne Robertson, un ex marine con precedenti per rapina e leader di una gang criminale, che si sarebbe convertito all’Islam radicale predicando su internet dopo essere stato rilasciato da una prigione in Florida. A quanto pare, Mateen si era iscritto a un suo corso online. Una fonte investigativa ha dichiarato che non è un caso la strage sia avvenuta a Orlando, proprio per la presenza di Robertson.
Rivendicazione Is anche in radio. La rivendicazione della strage dello Stato Islamico è arrivata anche tramite la radio ufficiale del gruppo, al-Bayan, dopo quella diffusa dall’organo di propaganda del gruppo ‘Amaq’. L’attentatore è descritto come “uno dei soldati del Califfato in America”. Al-Bayan, con sede a Mosul (roccaforte dei jihadisti in territorio iracheno), diffonde ogni mattina via Internet una sorta di “bollettino di guerra” della giornata precedente. E, il capo della polizia, John Mina, ha confermato che Mateen ha giurato fedeltà all’Is. “Avrebbe ucciso ancora”, ha specificato il procuratore, Mateen si era nascosto in bagno con ostaggi. Una terza arma da fuoco è stata trovata dentro la sua auto.
“Un lupo solitario”. Nonostante la rivendicazione Barack Obama ritiene che non siano emerse prove evidenti che l’ordine per la strage di Orlando sia “venuto” dall’estero. Benchè avesse dichiarato fedeltà all’Is, Mateen era più probabilmente un elemento autoradicalizzatosi in America e senza contatti diretti con lo Stato Islamico.
. Descrive l’ex marito come un violento instabile Sitora Yusufiy, che aveva conosciuto Mateen nel 2009: “Pochi mesi dopo esserci sposati ho conosciuto la sua instabilità, e ho visto che era bipolare, andava su tutte le furie per nulla”, ha spiegato l’ex moglie. “Dopo qualche mese, ha iniziato ad abusare fisicamente di me… Non mi permetteva di parlare con la mia famiglia, mi teneva in ostaggio”. Il padre del killer invece non si capacita. È sorpreso del comportamento del figlio: “Non so perché l’abbia fatto. Non ho mai capito che aveva l’odio nel cuore. Se avessi saputo le sue intenzioni, lo avrei fermato”, ha detto in un comunicato diretto al popolo in Afghanistan, Paese d’origine. “Mio figlio era un bravo ragazzo”, con una moglie e un bambino. “L’ho visto il giorno prima della strage, non c’era il male nei suoi occhi. Sono addolorato e l’ho detto anche al popolo americano”. Ma lo stesso genitore, pur condannando la strage, ha però dichiarato che “la punizione” per i gay spetta a Dio. A rivelarlo, scrive il Guardian, un video pubblicato sulla sua pagina Facebook in lingua dari dove Seddique Mir Mateen afferma: “Dio punirà coloro coinvolti nell’omosessualità”, “non è una questione che dovrebbero affrontare gli essere umani”.

L’identificazione delle vittime. Prosegue senza sosta il lavoro degli investigatori per identificare le vittime del massacro. Le autorità di Orlando informano che sono 48 le persone identificate, ma non tutte le famiglie sono state informate per ora, riferisce il sindaco di Orlando, Buddy Dyer. Scarse anche le notizie sui feriti. I molti ricoverati in ospedale hanno bisogno di sangue, ma è polemica per le restrizioni ai gay per le donazioni. C’è frustrazione evidente: “Siamo lasciati all’oscuro, è la cosa peggiore” affermano i familiari. Tra le vittime c’è Eddie Justice, il giovane che ha inviato messaggi alla madre dal locale mentre era tenuto in ostaggio. Eddie era nascosto nel bagno delle donne e chiedeva aiuto alla madre Mina. La sequenza degli sms ricevuti dalla donna hanno fatto il giro del web. Eric Ivan Ortiz-Rivera è stato uno dei primi a essere identificato. Era sposato da un anno, viveva a Orlando. “Gli piaceva ballare, la sua musica preferita era la house” ha detto il cugino, Orlando Gonzalez

Viaggiava, Mateen sarebbe stato due volte in Arabia Saudita: la prima nel 2011 e la seconda nel 2012, riportano la Cnn e la Nbc, citando fonti investigative. Solo nel 2013 il killer è stato per la prima volta segnalato all’Fbi dopo la denuncia di alcuni colleghi di lavoro. Pregava tre, quattro volte a settimana e partecipava alle cerimonie serali con regolarità recentemente andava in moschea anche “con il figlio piccolo” (nato da un secondo matrimonio), ha detto l’imam del luogo di culto, Syed Shafeeq Rahman, che ha visto l’assassino per l’ultima volta venerdì scorso. Il killer di Orlando non era molto socievole: “Finita la preghiera se ne andava, non socializzava con nessuno. Non è mai sembrato un violento”, ha aggiunto il religioso. Nella stessa moschea si recava occasionalmente a pregare anche Moner Mohammad Abusalha, che si è fatto esplodere in Siria, primo americano a commettere un attentato suicida in Siria. È conosciuto anche come al-Amriky (l’americano), cittadino Usa originario della Florida. Era un militante di un gruppo affiliato ad al Qaeda. Sarebbe morto in un attacco kamikaze nella provincia di Idlib.

Polemiche su Fbi. Una bufera di polemiche rischia di abbattersi sull’Fbi, il killer era stato interrogato tre volte, due nel 2013 e una nel 2014, per sospetti legami al terrorismo, e nonostante tutto è stato in grado di acquistare legalmente un fucile e una pistola la settimana scorsa. Il capo della polizia di New York, Bill Bratton ha duramente criticato la Nra, la potente lobby delle armi che la scorsa settimana ha fatto una campagna per evitare che alle persone incluse nella lista no-fly del governo sia vietato l’acquisto delle armi. “Abbiamo una lista nera sui terroristi e una lista no-fly ma che qualcuno su quelle liste possa comunque acquistare un’arma, è il più alto livello di follia”, ha detto Bratton alla Cnn.

Solidarietà internazionale. Il presidente Barack Obama, che ha ordinato bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici e le ambasciate Usa fino a giovedì sera, ha parlato di “un atto di terrore e di odio” e da ogni parte del mondo si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà e di cordoglio. “Luis Vielma ha lavorato al parco giochi di Harry Potter alla Universal. Aveva 22 anni. Non posso smettere di piangere”, ha scritto su Twitter l’autrice britannica, J.K. Rowling, ‘madre’ di Harry Potter.
“La terribile strage avvenuta a Orlando, con un numero altissimo di vittime innocenti, ha suscitato nel papa Francesco e in tutti noi i sentimenti più profondi di esecrazione e di condanna, di dolore e di turbamento di fronte a questa nuova manifestazione di follia omicida e di odio insensato”, ha detto padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede.
La strage entra nella campagna elettorale. Dopo aver espresso dolore per le vittime, il candidato dei repubblicani alla Casa Bianca, Donald Trump, non ha perso tempo per cercare di sfruttare il massacro di Orlando in chiave elettorale, rilanciando la sua proposta di bando all’ingresso di migranti musulmani negli Usa: “Facciamo entrare oltre 100 mila migranti dal Medio Oriente ogni anno destinati a restare”, ha dichiarato. “Dall’11 settembre, centinaia di migranti e i loro figli sono risultati implicati in fatti di terrorismo negli Usa”. Rapida la replica della candidata democratica Hillary Clinton: “Dobbiamo difendere il nostro Paese dai lupi solitari senza cadere nella trappola della lobby delle armi”, ha detto in un’intervista alla Cnn, “è una sfida complessa. Ma che possiamo vincere”.

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