| categoria: economia

Stretta in arrivo per i dirigenti pubblici: via dopo sei anni senza incarico

Sei anni al massimo senza incarico poi, a valle di una valutazione negativa del suo operato, il dirigente pubblico potrà essere messo alla porta. Nella riforma della Pubblica amministrazione non ci sono solo i licenziamenti per i furbetti del cartellino o, presto, quelli per gli assenteisti seriali o per le diserzioni di massa dal lavoro. Anche per i dirigenti è in arrivo una stretta. A prevederla è uno dei decreti attuativi più attesi della riforma che porta la firma del ministro Marianna Madia, quello, appunto, che si occupa di dirigenza pubblica. Il testo dovrebbe essere pronto nelle prossime settimane, ma negli scorsi giorni ha iniziato a prendere forma e si sono tenute diverse riunioni a livello tecnico nelle quali è stata illustrata una prima bozza. Per ora è un’ipotesi di lavoro che dovrà essere limata, e molte parti sono ancora in bianco.

Ma di certo dà un’idea di cosa cambierà per i dirigenti della pubblica amministrazione. Il nodo più delicato è, appunto, quello dei licenziamenti. Chi resta senza incarico verrà retribuito soltanto con il trattamento fondamentale, dunque non avrà nessuna indennità accessoria e nemmeno premi. Non solo. Per ogni anno che passerà senza che il dirigente abbia ottenuto una posizione nell’organigramma, il suo stipendio verrà tagliato del 10%. Il dirigente che non è riuscito a collocarsi, avrà comunque l’obbligo di partecipare ogni tre mesi ad almeno dieci avvisi pubblici di selezione, il meccanismo che sostituirà gli attuali interpelli con i quali ci si può candidare ad assumere una posizione vacante. Se non partecipa potrà essere anche in questo caso licenziato. Il ministero della Funzione pubblica potrà anche assegnare delle funzioni si staff a questi dirigenti, oppure un incarico di ufficio che tuttavia, come vale nel caso della mobilità per tutti gli altri statali, non potrà essere ad una distanza superiore a 50 chilometri dall’ultimo lavoro.

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