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Scozia, la premier Sturgeon: “Pronti a bloccare la Brexit”

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Il Parlamento di Edimburgo potrebbe mettere il veto alla Brexit, contro cui i cittadini scozzesi hanno votato in massa. In un’intervista alla Bbc, la premier scozzese ha detto che “naturalmente” chiederà ai parlamentari di Edimburgo di non dare “il consenso legislativo” richiesto all’uscita del Regno Unito dalla Ue. “Se il Parlamento scozzese deve fare una valutazione su quello è giusto per la Scozia – ha spiegato – allora sul tavolo c’è l’opzione di dire, noi non votiamo per qualcosa che è contrario agli interessi della Scozia”.

Kerry lunedì a Bruxelles e Londra – “Voglio dire ai mercati che l’Ue senza la Gran Bretagna è un mercato con 440 milioni di persone e quindi è un’entità economicamente potente”. Lo ha detto il segretario di Stato americano John Kerry in una breve dichiarazione a Roma, dopo un incontro con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “Gli Stati Uniti continueranno ad avere una relazione stretta e speciale con il Regno Unito. Questo non può essere cambiato dal voto” sulla Brexit. Sottolineando di “rispettare la decisione” del popolo britannico, Kerry ha quindi esortato i leader a “lavorare insieme per la maggiore stabilità possibile”. “I mercati devono capire che ci sono modi per minimizzare l’impatto” di questi avvenimenti, ha aggiunto il segretario di Stato. Il segretario di Stato americano sarà domani a Bruxelles e Londra per discutere sulla Brexit.

Brexit, oltre 3 milioni petizione per nuovo referendum – Sono oltre tre milioni i firmatari della petizione che chiede un secondo referendum sull’appartenenza della Gran Bretagna all’Unione Europea. La petizione – che non ha alcun valore, salvo quello di dover essere esaminata dal Parlamento britannico – è stata lanciata due giorni fa, dopo la vittoria della Brexit, e chiede che sia convocato un secondo referendum, laddove nella prima consultazione nessuno dei due fronti abbia ottenuto almeno il 60% dei voti e l’affluenza alle urne sia stata almeno del 75%.

Labour nel caos, lasciano sei ministri ‘ombra’ – Sei membri del governo ombra laburista si sono dimessi – e molti altri si attende che lasceranno – in segno di protesta contro il leader del Labour Jeremy Corbyn, dopo il voto sulla Brexit. Lo rivela la Bbc, dopo che il ministro degli Esteri ombra Hilary Benn è stato costretto a dimettersi da Corbyn, contro il quale è stata presentata una mozione di sfiducia da votare martedì. Si tratta della responsabile della Sanità Heidi Alexander, Ian Murray (responsabile per la Scozia), la ministra ai Giovani Gloria de Piero, il segretario ai Trasporti Lillian Greenwood, quello all’edicazione Lucy Powell e quello all’ambiente Kerry McCarthy. Il segretario alla Difesa Vernon Coaker starebbe invece valutando la sua posizione.

59% degli scozzesi per indipendenza da Regno Unito – Il 59% degli scozzesi si è detto a favore dell’indipendenza dal Regno Unito in un sondaggio condotto dopo il referendum di giovedì che ha deciso l’uscita di Londra dalla Ue. L’esito della rilevazione è stato pubblicato sul giornale Sunday Post, che ricorda come al referendum di due anni fa a favore dell’indipendenza della Scozia votò il 45% della popolazione. Ieri, la premier scozzese Nicola Sturgeon non ha escluso la possibilità di un secondo referendum, annunciando l’intenzione di avviare negoziati con Bruxelles per “proteggere il suo posto” nell’Unione Europea. Nel referendum del 23, in Scozia il 62% dei cittadini ha votato a favore di una permanenza del Regno Unito nell’Ue.

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