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Dacca, dopo il blitz. Morti venti ostaggi, incertezza sulla sorte degli italiani

085635657-f5a74b48-ad30-499d-adb3-9cab786de775A Dacca ora le armi tacciono, ma è grande angoscia per la sorte del numero ancora imprecisato di ostaggi che un un commando dell’Is composto da almeno sette jihadisti aveva trattenuto con sè dopo aver dato l’assalto, intorno alle 20,45 di venerdì sera, a un bar ristorante nel quartiere diplomatico della capitale bengalese. Il braccio di ferro con le forze di polizia è andato avanti per circa 10 ore, poi sono entrate in azione le forze speciali. Il primo bilancio lo fornisce la premier Sheikh Hasina: “Uno dei terroristi è stato catturato, ferito e portato in ospedale. Altri sei uccisi, ma tra gli ostaggi vi sono vittime. Siamo stati in grado di salvare 13 persone e non abbiamo potuto salvarne altre”. “Sradicheremo il terrorismo dal Bangladesh” promette infine Sheikh Hasina, “è stato un atto scellerato. Che razza di musulmani sono, questi? Non hanno alcuna religione”. Una fonte dell’esercito: le vittime sono almeno 20.

Tra gli ostaggi figurano sette imprenditori italiani che erano a cena nel locale, notizia confermata dall’ambasciatore italiano a Dacca, Mario Palma. La loro sorte resta incerta, la Farnesina non ha ancora notizie. La Cnn parla di un ostaggio giapponese fuggito durante la sparatoria, altre fonti di diverse persone portate via in ambulanza. Un portavoce del governo giapponese ha dichiarato che un connazionale è stato salvato ma si ignora la sorte di altri sette. All’emittente Times Now, il colonnello Tuhin Mohammad Masud, capo delle forze speciali, ha detto che tra gli ostaggi tratti in salvo figurano due cingalesi. I media parlano anche di un argentino e due bengalesi. Secondo i media, il commando era composto da otto o nove membri, altri potrebbero dunque essere in fuga.

Agghiacciante la testimonianza resa al Bangladesh Daily Star da Rezaul Karim, padre di Hasnat Karim, uno degli ostaggi. “Gli assalitori non si sono comportati male con i connazionali del Bangladesh. Controllavano la religione degli ostaggi. Chiedevano a ognuno di recitare versi del Corano. Quelli che li conoscevano venivano risparmiati, gli altri torturati”.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, riferiscono fonti di Palazzo Chigi, è in costante contatto con l’unità di crisi della Farnesina e i nostri servizi di intelligence. Il premier ha annullato tutti gli impegni e resterà a Palazzo Chigi per seguire gli sviluppi dell’attentato di Dacca.

L’assalto e gli ostaggi italiani. Intorno alle 20,45 ora locale di venerdì, il commando islamista ha fatto irruzione al Holey Artisan Bakery (foto), bar-ristorante nel quartiere diplomatico Gulshan di Dacca, capitale del Bangladesh, sparando al grido “Allah akbar” e prendendo ostaggi. Poco distante dal locale, l’ambasciata italiana e anche il luogo dove fu ucciso il cooperante Cesare Tavella.

L’area intorno al locale, molto popolare fra stranieri e diplomatici, è stata recintata da polizia e forze di sicurezza. Tutti i dipendenti dell’ambasciata sono in salvo. Un italiano – che era a cena con il gruppo di sette imprenditori nelle mani dei terroristi – era in giardino al momento dell’attacco, ed è rimasto nascosto nel giardino fino a quando è stato tratto in salvo. Un altro italiano, un dipendente del locale, è riuscito a fuggire dal tetto subito dopo l’inizio dell’attacco.

La rivendicazione Is. L’Is ha rivendicato l’atto terroristico mentre il commando era ancora barricato nel locale, con un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa Amaq e ripresa da Site. Nel testo si parla di almeno 24 persone uccise, di diverse nazionalità. Anche Ansar al-Sharia Bangladesh, organizzazione locale affiliata ad al-Qaeda, aveva rivendicato l’attentato.

Il blitz delle forze speciali.
Nelle prime ore del mattino sono entrate in azione le teste di cuoio. “L’operazione è iniziata. Il nostro commando ha lanciato un assalto al ristorante”, l’annuncio di Mizanur Rahman Bhuiyan, comandante della forza di intervento rapido. Sulla scena anche mezzi pesanti blindati. Fonti locali hanno riportato di una “forte esplosione” durante la sparatoria e di “colpi sordi” più avanti nell’azione militare. Fonti locali parlano di esplosioni dall’interno del locale, udite anche dopo la fine del blitz

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