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Dacca, tra le vittime un’imprenditrice di Viterbo e una sua dipendente di Magliano Sabina incinta

Aspettava un bambino e aveva già prenotato un volo che all’inizio della prossima settimana l’avrebbe riportata in Italia, a Magliano Sabina (Rieti), per un lungo periodo di aspettativa. Simona Monti, la 33enne reatina morta nell’attentato all’Holey Artisan Bakery di Dacca insieme ad altri 8 italiani, dalla scorsa estate, dopo diverse esperienze di studio e lavorative in Oriente, aveva scelto il Bangladesh per vivere e lavorare in un’azienda tessile.

Ed è lì che voleva tornare, dopo aver partorito il bimbo che aspettava da alcuni mesi. Aveva parlato l’ultima volta coi suoi genitori venerdì sera mentre lei stata andando con i suoi colleghi a cena proprio all’Holey, assieme alla sua datrice di lavoro Nadia Benedetti, imprenditrice tessile di Viterbo, morta anche nell’attacco. Poi il silenzio, il suo telefono ha smesso di squillare e di ora in ora le speranze che non fosse lì, si sono affievolite.

Erano undici i nostri connazionali seduti a tavola nel ristorante di Dacca, l’Holey Artisan Bakery, all’interno del distretto di Gulshan, in cui ieri sera ha fatto irruzione un commando di terroristi sparando e gridando “Allah Akbar”.

La notizia ha sconvolto Magliano Sabina dove la famiglia di Simona è molto conosciuta e stimata. “Simona – afferma il sindaco Alfredo Graziani – era una ragazza veramente in gamba, esperta di lingue. Dalla scorsa estate si era trasferita in Bangladesh per lavoro, io ho avuto modo di incontrarla in occasione delle vacanze di Pasqua, quando era rientrata a Magliano per trascorrere le feste insieme ai genitori e ai fratelli. Tutto il paese sta vivendo ore di grande dolore e per questo motivo, stasera, abbiamo annullato la proiezione in piazza della partita dell’Italia”.

Nadia Benedetti adorava cantare, ogni volta che tornava nella sua Viterbo non mancava mai di passare al karaoke nel ristorante del fratello Paolo. Sorrideva, si divertiva. Chi la conosceva la ricorda come una persona gioiosa, da sempre dedita al lavoro che l’ha portata a girare mezzo mondo, fino ad arrivare in Bangladesh, dove ieri è rimasta vittima del cruento attentato di Dacca, per mano di quelli che la nipote Giulia, su Facebook, definisce “un branco di bestie”. Nei prossimi giorni l’amministrazione comunale rispetterà un giorno di lutto per ricordare Nadia Benedetti, manager 52enne e figlia di imprenditori che proprio da Viterbo ha mosso i primi passi nell’industria tessile.

“Ogni volta che tornavi eri sempre felice, tornerai anche stavolta ma non sarà come sempre”, scrive su Facebook Max, il pianista che accompagnava Nadia nelle sue esibizioni musicali al karaoke. “E’ stata giustiziata in quanto occidentale, cristiana e quindi infedele”, il suo sfogo. “‘Non c’è più’ ripete mio padre – le parole della nipote Giulia -. Un branco di bestie ce l’ha portata via. Aveva vissuto in Italia, Kenya, Bangladesh e non si era mai fermata. Neanche nei momenti più difficili. Io chiedo a voi amici, parenti, viterbesi, italiani: non dimenticate, non lasciate che si perda il suo ricordo, non dimenticate cosa è successo, non permettete a questi pazzi di commettere altre stragi, non lasciate che vincano loro”.

Un velivolo della presidenza del consiglio è partito per il Bangladesh. La sorte degli ostaggi, dai racconti dei testimoni sopravvissuti, sarebbe stata terribile: i componenti del commando avrebbero costretto gli uomini e le donne a recitare versetti del Corano, sgozzando chi non era in grado di farlo

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