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Pd, dal referendum all’Italicum, lunedì resa dei conti alla direzione

1833037_matteo_renzi_pd_45Nessuna diretta apertura sulle modifiche all’Italicum e fila serrate per portare a casa il referendum ed evitare di portare nuova acqua al mulino dei 5 Stelle. Si avvicina la direzione del Pd, convocata dopo il flop delle amministrative e, dopo il ballon d’essai sull’Italicum, il segretario del Pd cerca di ricompattare il partito e la minoranza partendo intanto dalla promessa di una sua riorganizzazione interna. E, dopo lo choc di Brexit, volando alto sulla sfida imposta dal referendum inglese all’Italia e all’Europa. Uno scenario dal quale il Paese e il partito non possono uscire se non ripensando un’agenda molto più focalizzata sui temi sociali ma che rinsaldi allo stesso tempo la vocazione riformatrice del premier contro il dilagante populismo.

«C’è un pezzo del gruppo dirigente che ha timidezza nello spiegare le riforme. Naturalmente chi le condivide di meno le spiega di meno» avverte oggi il presidente del gruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato. Il percorso di riorganizzazione interna del partito che potrebbe prendere il via dalla prossima direzione, dunque, non sarà una mera ridefinizione dell’organigramma ma l’avvio di un percorso partecipato sui nuovi assetti interni che verrebbero sanciti all’Assemblea nazionale a luglio. Il Presidente della Toscana Enrico Rossi, che oggi rilancia la sua candidatura alla segreteria («sto lavorando» ai comitati di sostegno dice), pensa ad un «ufficio politico per una gestione più possibile unitaria del partito» e chiede «più umiltà e più dialogo e politiche sociali e per il lavoro». C’è bisogno – dice – di una «robusta iniezione di sinistra nel dibattito interno e nella posizione del Partito». Ma il suo collega emiliano, Stefano Bonaccini, definisce i paletti: «Io credo che Renzi debba costituire un nuovo gruppo dirigente al vertice del partito e penso che lo farà nelle prossime settimane» dice precisando che la questione non attiene tanto al fatto che «il premier sia anche segretario del suo partito, una formula che ricorre in tutta Europa. Il tema è avere vicino persone che si occupino di più del partito».

Per Bonaccini «è giusto andare avanti sulle riforme, ma serve più ascolto verso alcuni settori della società, come il pubblico impiego e la scuola». «Pd e governo sono stati un corpo unico. Renzi ha shakerato un Paese lento e vecchio, facendo bene alcune cose. Ma il partito, che dovrebbe alimentare l’azione del governo, si è appiattito troppo. E così si è preso anche i demeriti dell’esecutivo» sostiene invece Francesco Boccia con la Repubblica dove lancia la sua proposta di anticipare il congresso del partito all’autunno rinviano il referendum costituzionale: «se non passa cosa facciamo? Io voterò sì, ma se non dovessimo farcela lasciamo a ottobre l’Italia senza un governo e una legge di bilancio?». Quanto all’Italicum il dibattito dopo il niet dei 5 Stelle pare arenato: Renzi tiene duro ma potrebbe sfilarsi dalla diatriba, sfidando i detrattori della legge elettorale a trovare in numeri in Parlamento.

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