| categoria: Il Commento

DA DACCA A BAGDAD

di Maurizio Del Maschio
Ancora attentati, ancora morti. Dopo Istanbul, Dacca e dopo Dacca, Bagdad. Le motivazioni sono diverse, ma tutte riconducibili ad un unico denominatore comune. Nel caso dell’aeroporto di Istanbul la motivazione sta nella politica di Ankara che ha preferito inchinarsi a Mosca e riavvicinarsi ad Israele piuttosto che appoggiare a viso aperto la causa fondamentalista. Nel caso di Bagdad, l’ultimo della serie sanguinosa di questi ultimi giorni, si tratta di una ritorsione conseguente all’attacco degli alleati iraqeni e americani ad una colonna di miliziani dell’ISIS in fuga dalla città di Falluja da essi perduta. La scelta dell’obiettivo non è casuale. Sull’altare della vendetta è finito, come era prevedibile, un quartiere sciita. Il bilancio è agghiacciante: in due attentati sono morte circa 200 persone, fra le quali almeno una trentina di bambini. Se è vero che il sedicente Stato califfale islamico vede erodersi il territorio conquistato, il suo potenziale offensivo sullo scenario
internazionale mantiene intatta la sua potenzialità. Cellule ben addestrate e motivate possono colpire comunque e in qualsiasi momento in ogni parte del mondo. Si tratta di una sorta di guerriglia mondiale ingaggiata da fanatici seguaci di un islam sunnita intransigente, globalizzante e fanatico, deciso a condurre la sua jihad la sua guerra santa, fino in fondo per conseguire la vittoria o o immolarsi come shahid, testimoni della fede che si illudono di conseguire il Jenna il Paradiso islamico.
Fra questi due attentati si colloca cronologicamente quello di Dacca che ha provocato una ventina di vittime occidentali fra le quali 9 cittadini italiani. I morti innocenti meritano tutti uguale compianto, ma di fatto non è così. Quale cordoglio ha destato la morte di una bella ragazzina israeliana, avvenuta nel suo stesso letto qualche giorno fa, colpevole solo di abitare a Kiryat Arba, nei pressi di Hevron? Ma questa è un’altra storia sulla quale varrà la pena di riflettere.
Ha destato viva impressione la perdita di nostri connazionali che si trovavano in Bangladesh per motivi diversi, inconsapevoli di essersi presentanti all’appuntamento con la morte. Le reazioni sono state variegate: dolore, paura, rabbia, disgusto nei confronti di tanta barbarie, ma nessuna riflessione profonda è stata fatta a seguito di tale episodio. Gli attentatori non sono barbari ignoranti e fanatici che disperatamente colpiscono alla cieca solo per dimostrare che sono competitivi. No, sono
giovani istruiti, di famiglie abbienti. I loro obiettivi sono scelti accuratamente, le motivazioni ben precise e le esecuzioni previamente organizzate con una freddezza impressionante. Perché colpire in Bangladesh, un Paese poverissimo, a maggioranza islamica e sunnita? La risposta è chiara. La globalizzazione ha aperto i mercati su scala planetaria e la delocalizzazione di aziende occidentali o l’apertura di nuove attività produttive non ha più confini. L’Oriente è uno sbocco appetibile (finché
dura) perché la burocrazia è primordiale, i costi di manodopera irrisori, la fiscalità molto modesta.Un vero bengodi del profitto su cui si sono avventate persino le grandi firme delle multinazionali dell’abbigliamento, basta vedere le etichette dei loro prodotti per rendersene conto. La lettura che ne fa il fondamentalismo islamico è molto semplice: si tratta di una più raffinata ed aggiornata forma di colonialismo crociato che sfrutta e corrompe le società islamiche. Lo dimostra la circostanza che
non colpiscono a caso, ma scelgono le loro vittime. Chi è musulmano è stato risparmiato in nome e in ossequio alla propria religione. Per questo hanno chiesto la recita di versetti del Corano. Chi non lo conosce è un kafir, un non credente, un infedele. Come tale è inaccettabile per l’intransigente fanatismo islamico, una potenziale minaccia alla purezza della fede e un’offesa ad Allah. Tollerarne la presenza significa violare un preciso precetto coranico. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se quei
fanatici hanno ucciso così ferocemente, in terra islamica, i “colonizzatori crociati invasori e schiavisti”. Perciò, ai loro occhi, meritano di essere sgozzati, scannati come animali, privati del sangue che è sede della vita e simbolo della loro stessa anima. Tanta barbarie non è una loro invenzione, un frutto di menti bacate, una delirante e distorta interpretazione del loro libro sacro. È tutto scritto nel Corano ed è illusorio pensare ad una energica reazione da parte di quelli che ancora
qualche ingenuo chiama “musulmani moderati”. Le stesse autorità governative bengalesi stanno fornendo versioni contrastanti, gettando cortine fumogene, seguendo un copione già visto nel caso dell’omicidio Regeni al Cairo. Non c’è un islam estremista ed un islam moderato. C’è solo l’islam.
L’Occidente, anziché meravigliarsi di tanta ferocia, dovrebbe interrogarsi sulle cause di tanta efferatezza e sulle proprie responsabilità. Il declino etico, morale e prima di tutto spirituale dell’Occidente è impressionante. Il vero problema sta nel fatto che non se ne accorge o finge di non accorgersene. Basta riflettere su come è stato analizzato l’esito del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’UE per rendersene conto. Oggi tutto gravita attorno al denaro, la nuova divinità
dell’Occidente. Tutto è misurato in termini di possesso, di convenienza, di utilità egoistica, di accumulo (non di equa diffusione) della ricchezza. L’Occidente sta confondendo la libertà con il libertinismo e cerca ovunque, dal sesso alla droga, facili ed effimeri appagamenti momentanei.Inutile illudersi: una guerra è in atto, una guerra moderna, non convenzionale, non legata a schemi del passato. Il fondamentalismo è un’epidemia ormai dilagante e contagia anche gli Occidentali ormai privi di valori tradizionali. Se si esaminasse con sincerità e obiettività, l’Occidente scoprirebbe la propria vergogna. Oggi un’analisi impietosa di esso lo mostra senza solidi principi etici, rammollito dal proprio enorme benessere, dedito ad accumulare ricchezza, ineducato,materialista e flaccido. Dove non ci sono principi, dove mancano valori solidi di riferimento manca la forza morale. Basta guardare come si educano le nuove generazioni per accorgersene. Persino le ferree leggi della natura sono messe in discussione e l’Uomo commette sempre lo stesso tragicoerrore: trasformarsi da creatura in creatore. Un inganno davvero satanico. Si è passati da un eccesso
all’eccesso opposto. Il dilagare dell’islam, anche nella nostra Europa sempre più materialista, è dovuto proprio alla rinuncia di quei valori che hanno concorso in modo determinante alla formazione della nostra identità. La forza dell’islam si manifesta nella debolezza altrui e fa uso dei principi di libertà che stanno alla base della democrazia come grimaldello per scardinare la nostra società ed espandere quella islamica. Siamo in guerra, una guerra lunga e sanguinosa il cui epilogo dipende dalla forza degli ideali e dei principi, accettabili o no, per i quali ci si batte.

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