| categoria: Il Commento

IN MORTE DELLA PICCOLA HALLEL Z.L.

di Maurizio Del Maschio
Hallel Yaffa Ariel era una bella tredicenne israeliana, accoltellata a morte, in casa sua, nel suo letto, da un giovane terrorista palestinese. Era solo colpevole di abitare a Kyriat Arba nelle vicinanze di Hevron, la città delle sepolture di Abramo, Isacco e Giacobbe a cui gli ebrei sono tanto legati perché sintetizzano gli albori della loro storia. La notizia è passata quasi sotto silenzio e nessuno si è mobilitato al grido Je suis Hallel. La causa? Sempre la stessa: il “colonialismo sionista” che
occuperebbe abusivamente le terre dei poveri palestinesi. Soprattutto la sinistra e una frangia minoritaria di formazioni di estrema destra danno ad intendere che il sionismo, cioè il movimento politico internazionale il cui fine è l’affermazione del diritto all’autodeterminazione, all’istituzione e alla legittimazione dello Stato ebraico, sia un fenomeno imperialista e colonialista. Per millenni il cristianesimo ha diffuso l’idea antigiudaica secondo la quale gli ebrei sono la personificazione del male assoluto, perché ritenuti responsabili dell’uccisione di Gesù. La motivazione è di carattere religioso, non etnico. Con il progredire delle società laiche, questa odiosa menzogna si è gradualmente affievolita, insieme all’accusa di responsabilità della morte di Gesù addossata a tutti gli ebrei di ogni luogo e di ogni epoca. Il sorgente antisemitismo del XIX secolo, culminato con la concezione del superuomo nazista, ha trasformato gli ebrei in una sottospecie umana per definizione. La versione nazista corrisponde, sotto il profilo etnico, all’accusa di essere il “male assoluto” che il cristianesimo aveva rivolto agli ebrei sotto il profilo religioso. Dopo la seconda guerra mondiale è stato il nazismo a diventare il principale simbolo di tutto ciò che è demoniaco. Ma oggi in Occidente (e non solo) si sta diffondendo l’applicazione di questa efinizione di “male assoluto” a Israele. I quattro maggiori fenomeni negativi della storia ell’Occidente nel XIX e XX secolo, cioè il olonialismo, l’imperialismo, il razzismo e il nazismo,sono sovente applicati allo Stato di Israele. Questi quattro attributi nati in Occidente sono stati adottati dagli arabi palestinesi e dai loro sostenitori e fanno parte del bagaglio ideologico della guerra globale contro Israele, demonizzato e stigmatizzato come “Stato nazista, razzista, colonialista e imperialista”. Si tratta di un’accusa clamorosamente falsa che mira a delegittimare lo stesso diritto di Israele ad esistere. Negli ambienti
intellettuali ed accademici occidentali, dominati da un’ideologia sinistra, il sionismo, di cui Israele è frutto, è considerato espressione dell’imperialismo coloniale ebraico in Medio Oriente. Vi sono studiosi del post-colonialismo che sostengono e diffondono l’idea che gli ebrei si stiano comportando nei confronti degli arabi palestinesi come gli Stati colonialisti europei. Peraltro, vi sono fatti incontrovertibili che provano l’inconsistenza dei pretesi legami tra Israele e il colonialismo europeo di un tempo.
Innanzi tutto va detto che, mentre non esisteva alcun rapporto fra i Paesi coloniali europei e le terre colonizzate, per gli ebrei il legame con la terra dei padri è indiscutibilmente provato dalla storia, dall’archeologia e dall’ininterrotta presenza ebraica in quella terra da tremila anni. I propagatori di false equivalenze tra sionismo e colonialismo sono smentiti dalla storia. L’attività sionista in Palestina sotto l’Impero Ottomano e sotto il mandato britannico ha avuto una val enza positiva.
Infatti, il territorio palestinese è migliorato e sono migliorate enormemente le condizioni di vita dei suoi abitanti. Ciò contrasta con le aspirazioni imperiali delle potenze europee dell’epoca, perché la concezione delle colonie sioniste in Israele non ha nulla a che vedere con il colonialismo europeo. Infatti, tutti i progetti coloniali europei si sono realizzati a seguito di un’appropriazione violenta, imponendo ovunque un’opprimente supremazia militare. Il potere politico fece seguito alle
vittoriose guerre di conquista. Comportandosi così, i colonialisti-imperialisti europei hannoapplicato regole seguite da millenni.
Il progetto sionista di “colonizzazione” della Palestina si è realizzato in modo affatto differente.
Invece di arrivare violentemente con vittorie militari, i sionisti scelsero la soluzione positiva del
buon vicinato. Non avevano le attitudini dei conquistatori e se hanno costruito delle difese dei loro
insediamenti, lo hanno fatto per sventare gli attacchi di predoni arabi e beduini stanziati sul
territorio. Invece, i rapporti con i vicini arabi sedentari erano buoni, grazie alla modernizzazione
portata dai sionisti che migliorava la vita di tutti gli indigeni della regione, ebrei ed arabi. A ciò va
aggiunto che i sionisti, tramite l’Agenzia Ebraica, non hanno occupato forzatamente e furtivamente
le terre che andavano a bonificare, ma le hanno acquistate dai latifondisti siriani che ne erano
proprietari, i quali giunsero a vendere terreni desolati, acquitrinosi e malsani come fossero terre
fertili e gli ebrei continuavano a comprarli senza protestare per le esose ed ingiuste pretese.
Pertanto, definire il sionismo una forma di colonialismo è un errore e una grave offesa a Israele. Si
tratta di una grande menzogna che fa comodo a chi si augura che nel più breve periodo Israele
scompaia dalle carte geografiche. C’è chi si illude che gli Stati Uniti decideranno di abbandonarlo
(evento possibile quantunque allo stato attuale poco probabile) o gli ebrei finiranno per ritenere che
mantenerlo sia troppo costoso; allora decideranno di abbandonare quella terra per trasferirsi in altri
Paesi più sicuri e confortevoli. Una simile evenienza è impossibile, perché il colonialismo è
qualcosa che dura solo se è conveniente, mentre le vere nazioni sono durevoli a causa dei legami fra
esse e la loro terra. Ciò vale pure per Israele, il cui Stato si fonda su legami di identità connessi al
territorio e di solidarietà nazionale che travalicano le generazioni.
La falsa equivalenza fra sionismo e colonialismo può essere così confutata: i colonialisti
conquistarono altri Paesi al fine di impossessarsi delle loro risorse per sfruttarle a proprio vantaggio
anche a costo di depredare le economie locali, mentre i sionisti hanno investito e investono capitali
e risorse umane, prima durante l’Impero Ottomano e il mandato britannico e poi con lo Stato
d’Israele, migliorando le condizioni di vita di tutti gli abitanti di quella regione. Infatti, la loro
attività portò benessere anche ai cittadini arabi (ai pochi autoctoni e ai molti immigrati in
conseguenza delle opportunità di lavoro che i sionisti avevano creato), con il risultato che il reddito
medio si è moltiplicato diverse volte rispetto a quello dei Paesi circostanti. Tutti gli arabi, non solo
quelli rimasti in territorio israeliano, ne avrebbero potuto ugualmente partecipare se non avessero
abbandonato le loro residenze dando retta alla violenza e all’odio propalati dai loro leaders. In
realtà, dietro l’antisionismo, oggi si nasconde una versione aggiornata del tradizionale, falso e mai
estirpato antisemitismo di cui è rimasta vittima innocente e non sufficientemente compianta la
piccola Hallel. Che la sua memoria sia in benedizione.

Ti potrebbero interessare anche:

Il vecchio e il nuovo. Ma se i grillini aprono i cassetti segreti del Palazzo...
Giuliano Amato e il senso del pudore. Degli altri
Ladri di Stato
Accoglienza sospetta
Brexit, è cominciata l'isteria collettiva
La battaglia di retroguardia di tassisti e ambulanti



wordpress stat