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BANCHE/ Falso in bilancio, indagati gli ex vertici della Cassa di Risparmio di Cesena

Chiusa l’inchiesta. Coinvolte 17 persone, anche ex presidente (ANSA) – MILANO, 8 LUG – Un’altra piccola banca nel mirino della magistratura. Altri vertici di un istituto di provincia accusati di aver commesso reati nella gestione dei bilanci. La procura di Forlì ha chiuso le indagini sulla Cassa di Risparmio di Cesena. Gli indagati sono 17. Si tratta degli ex vertici dell’istituto, quelli in sella nel 2013. I reati ipotizzati nell’inchiesta sono false comunicazioni sociali, ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’autorità di vigilanza e illecita ripartizione degli utili. Alla banca è contestata la responsabilità amministrativa. Le indagini, coordinate dal procuratore Sergio Sottani e dal pm Francesca Rago e condotte dai finanzieri del nucleo di polizia valutaria e della compagnia di Cesena, sono iniziate nel 2014, in seguito a un’ispezione di Bankitalia. Gli indagati sono gli ex presidente, Germano Lucchi, e vicepresidenti, Atos Billi e Tommaso Grassi, gli ex direttore generale, Adriano Gentili, e vicedirettore generale, Dino Collinucci, e gli ex componenti del cda e del collegio sindacale. Secondo gli investigatori, nel 2012 i vertici della banca non seguirono le indicazioni della Banca d’Italia, che aveva chiesto all’istituto di accantonare 15 milioni di euro per far fronte ai rischi di svalutazione di un credito da 40 milioni vantato nei confronti di un gruppo immobiliare di Cesena che da tempo era in crisi. Questo, ritengono gli inquirenti, permise di far figurare nei conti della Cassa di Risparmio di Cesena circa 15 milioni di euro ‘fittizì, consentendo così ai vertici dell’istituto di distribuire ai soci acconti sui dividendi per 1,9 milioni di euro. La procura ritiene che tutto ciò influì negativamente sulla solidità della banca: il bilancio 2012 chiuse in rosso di 14 milioni, mentre quello 2015 ha registrato una perdita di 252 milioni di euro, «riconducibile – spiega una nota dell’istituto – principalmente al negativo contesto economico e a più stringenti criteri di classificazione e valutazione del portafoglio crediti». Sempre secondo gli inquirenti, nel 2012, la mancata indicazione nel bilancio della perdita legata al debito del gruppo immobiliare non consentì alla Banca d’Italia di svolgere correttamente le proprie funzioni. Da qui l’accusa di ‘ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’autorità di vigilanzà. Alla CariCesena, intesa come personalità giuridica, è contestata invece la responsabilità amministrativa, per la mancanza dei controlli che avrebbero dovuto impedire gli illeciti.

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