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Il vicesindaco Frongia e l’Acquaniene

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Chissà come se la sta passando in questi giorni il presidente del Coni, Giovanni Malagò. Già da settimane è abituato a fare i conti con la nouvelle vague pentastellata in Campidoglio e con tutte le fibrillazioni che gli derivano dalla contrarietà dei 5 Stelle alle Olimpiadi. Ma adesso il numero uno dello sport italiano ha un motivo in più di preoccupazione. Si tratta di Daniele Frongia scrive la Notizia, braccio destro e anche sinistro di Virginia Raggi, l’uomo che dopo un estenuante balletto di potenziali poltrone è alla fine diventato vicesindaco. Per lui, ultima novità in ordine di tempo, ci sarà anche la delega allo sport (con tutto il corredo di questioni relative alla candidatura alle Olimpiadi). E qui potrebbe scattare la grande ragione di preoccupazione per Malagò. IL DETTAGLIO Non tutti sanno, infatti, che nel corposo libro programma scritto da Frongia qualche mese fa, “E io pago”, c’è un capitolo ad hoc dall’eloquente titolo “Lo sport fa male al bilancio”. Ne deriva una critica disarmante dei metodi con cui negli anni il Campidoglio ha gestito manifestazioni e impianti sportivi, lasciando buchi ovunque. Poi però, all’interno dello stesso capitolo, c’è un paragrafo intitolato “Il salotto buono pagato dai cittadini”. Il riferimento è all’Acquaniene, in pratica lo sport club del Circolo Canottieri Aniene presieduto proprio da Malagò. L’analisi che ne fa Frongia, all’interno del libro-programma pentastellato, è spietata. Il Circolo, definito uno dei “salotti buoni” della Roma che conta, “all’epoca ha ottenuto dal commissario straordinario ai mondiali di nuoto, Angelo Balducci, la possibilità di costruire un impianto che oggi lascia a bocca aperta”. Qui Frongia ne approfitta per elencare tutti i pezzi forti del club: dalle tre piscine alla foresteria per ospiti e atleti, dal centro wellness alle due aree fitness, dalle aree di ristoro al negozio, per finire con ludoteca e uffici assortiti. Il braccio destro della Raggi, facendo un po’ di cronistoria degli ultimi anni, ricorda anche le vicissitudini giudiziarie del club, con tanto di sequestro della struttura per tutta una serie di irregolarità e abusi edilizi. La cosa più scandalosa, sostiene ancora Frongia nel libro, è che sono stati consumati “ben 14 mila metri quadrati di terreno vincolato e di proprietà del Comune a fronte di una concessione ridicola, solo 39.301,14 euro l’anno”. Il che fa la miseria di 3.275 euro al mese versati al Campidoglio, per la durata pazzesca di 42 anni. LO SVILUPPO Frongia deve poi ammettere che la situazione si è regolarizzata “grazie alle due cosiddette delibere salva-Aniene” del 2010 e grazie “a una sentenza del Consiglio di Stato che ha riconosciuto la legittimità amministrativa a tutti gli atti firmati dai commissari straordinari”. Ma per il nuovo vicesindaco lo scandalo rimane. Al punto da chiedersi: nel 2051, anno in cui il Campidoglio potrà incamerare l’impianto, “a quanto ammonteranno i guadagni privati dell’Acquaniene per quel po’ di struttura costruita su solo pubblico?”. Il tutto, peraltro “grazie a un mutuo venticinquennale di 18,2 milioni concesso dal Credito Sportivo e garantito da una fidejussione del Comune, cioè pubblica, di 6 milioni e mezzo”. La conclusione di Frongia è che in mezzo secolo il Comune incasserà d’affitto solo 1 milione e 650 mila euro. Malagò, a questo punto, è avvisato.

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