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IL PUNTO/ C’era una volta l’estate romana

C’era una volta l’Estate Romana, con i suoi limiti e i suoi pregi. Ora nella capitale c’è rimasta l’estate, quando le va, ma quel complesso di manifestazioni ludiche e culturali che avevano segnato un’epoca ha lasciato il posto a robetta senz’anima. Senza una progettualità, senza un’idea guida. Solo per risparmiare? Pare di no. Più dik qualche pasticcio è stato fatto, si è perso un sacco di tempo e alla fine l’Estate romana, edizione 2016 si è trasformata in una emergenza in più per la Giunta Raggi. Sono state fatte fuori molte rassegne storiche, zero finanziamenti a I Concerti nel Parco, a Invito alla Danza, all’Isola del Cinema, al Jazz Festival e a Roma Incontra il Mondo. Poi c’è chi, con enormi sacrifici, ha provato a tenere duro e chi, invece, ha gettato la spugna come all’Ombra del Colosseo e Notti di Cinema a piazza Vittorio.
I “grandi” esclusi hanno presentato richiesta di accesso agli atti per valutare se esistono gli estremi per un ricorso al Tar. Un pasticcio. La comunicazione è arrivata solo il 27 giugno, fuori tempo massimo, quando le attività sarebbero iniziate da lì a pochi giorni e sarebbe stata una missione al limite dell’impossibile organizzarsi in altro modo. Il bando era stato fatto troppo tardi così come le graduatorie. Procedura, tra l’altro, non ancora finita. C’è da chiedersi se ci sia stato un boicottaggio, o un tentativo di risparmiare ad ogni costo, o una somma di sciatterie. Ora tocca a Bergamo, l’assessore dalla Cultura della giunta Raggi, tentare di sbrogliare la matassa. Sono ancora da espletare delle procedure per consentire lo svolgimento delle attività dell’Estate romana. E siamo entrati nella seconda decade di luglio. Manca ancora l’ultima conferenza dei servizi, la graduatoria definitiva è sub iudice. Paradossalmente ci potrebbe anche essere un rimescolamento di carte con la rimessa in dubbio anche di avvenimenti già decisi. potrebbe riaprire i giochi e rimettere in discussione alcuni eventi. Un altro gran pasticcio. E’ una questione di soldi, ma non solo. I Festival, soprattutto quelli storici, sono pronti ad autofinanziarsi, a patto che l’amministrazione dia certezze sulla durata degli eventi e sulla disponibilità a dare in concessione gli spazi per il periodo estivo. Riusciranno i nostri eroi a portare a casa un risultato prima che sia troppo tardi?

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