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Tuscia, il “ricatto” alla popolazione: bollette più care per avere acqua “sicura”?

untitledDi WANDA CHERUBINI
Lievitano le bollette dell’acqua nella provincia di Viterbo e sale la protesta di comitati e cittadini che reclamano a gran voce il diritto di avere acqua pubblica. Proprio sull’argomento si sono riuniti lo scorso 11 luglio, presso la Provincia di Viterbo, i sindaci per parlare della questione della manutenzione dei dearsenificatori, necessari alla potabilità delle acque, visto che nel Viterbese si sono riscontrate, in parecchie zone, concentrazioni di arsenico superiori a quelle previste dalla legge. Sotto le finestre di Palazzo Gentili, sede della Provincia, hanno protestato contemporaneamente alla riunione dei sindaci, i rappresentanti del Comitato “Noi non ce la beviamo”, chiedendo un confronto con i responsabili dei comuni. Presente alla manifestazione anche Luca Paolocci in rappresentanza di USB- Unione Sindacale di Base.
“La Regione Lazio – spiega Paolocci – esclude dai fondi per la manutenzione dei dearsenificatori i comuni che ancora gestiscono il proprio servizio idrico. Ciò comporta per gli stessi la necessità di porre a carico della tariffa gli elevati costi del funzionamento delle apparecchiature, facendo così lievitare le bollette che divengono, di fatto, insostenibili. Ringraziamo il sindaco Leonardo Michelini per aver affossato il referendum sull’acqua pubblica firmato da 3500 cittadini che equivalgono a due milioni e cinquecento adesioni in tutta Italia. Siamo qui per dire “no” al ricatto della Regione Lazio che costringe i comuni ad accettare la Talete.” Il comitato è poi salito in Provincia per partecipare alla riunione a cui hanno aderito una trentina di sindaci.
La problematica affrontata in Provincia ha riguardato proprio il fatto che alcuni dei rappresentanti dei comuni del Viterbese non fanno parte di Talete e la Regione, come ha rimarcato anche l’associazione “Solidarietà Cittadina”, finanzia solamente la società idrica, lasciando “soli” coloro che sono fuori dalla privatizzazione e sui quali, quindi, gravano le spese inerenti all’impianto.

Tra i sindaci presenti, a sottolineare la gravità della situazione il primo cittadino di Tuscania, Fabio Bartolacci, che ha affermato: “Se oggi siamo qui un problema c’è, profondo e veritiero. Il nostro comune non fa parte di Talete, la Regione chiede di prenderci carico dei dearsenificatori. Non intendiamo sottostare alla richiesta, il costo è di 300. 000 euro a impianto. Sarebbe opportuno– ha concluso Bartolacci – che i soldi arrivino ai Comuni e non a Talete.”

Il consigliere regionale Daniele Sabatini (Cuoritaliani), presente all’incontro insieme al presidente della Provincia Mauro Mazzola ed all’ex sindaco Giulio Marini ha evidenziato: “Il nostro impegno è quello di non lasciare soli i sindaci. Dobbiamo essere in grado di stimolare l’azione congiunta. La responsabilità è regionale. Sono a disposizione. Entro il prossimo mercoledì proporrò un’interrogazione. Chiameremo in aula il presidente della Regione Zingaretti per avere da lui conferme o smentite”.
Per il presidente della Provincia Mauro Mazzola, invece, i dearsenificatori devono essere lasciati stare. “Ci sono soluzioni alternative e migliori di quelle attuali – ha affermato – Tarquinia è entrata in Talete, ma i costi sono regolari”.

Sulla questione è intervenuta ancora l’Usb di Viterbo. “Riteniamo inaccettabile il ricatto a cui è sottoposta una larga fetta della popolazione della provincia di Viterbo in merito alla gestione dell’acqua – tuona il sindacato – Ci risulta, infatti, che la Regione abbia intenzione di finanziare le spese relative alla gestione dei dearsenificatori solo ai Comuni che hanno aderito a Talete S.P.A. , escludendo quindi dal finanziamento tutti i Comuni che gestiscono direttamente il servizio idrico e costringendoli ad aumentare a dismisura le tariffe delle bollette dell’acqua o, in alternativa, aderire all’ingresso nella Società.

A nostro parere, si tratta di un progetto politico teso a favorire l’entrata in Talete di tutti i Comuni della Provincia, nonostante sia nota la fallimentare gestione della Società, per poi cedere tutto il pacchetto ad Acea S.p.a . o ad altri privati.

A suffragare questa ipotesi c’è anche il contestuale invito da parte di Talete all’ingresso di partners privati, notizia uscita pubblicamente in queste ultime settimane, sebbene resti ancora da capire chi abbia dato il mandato alla Società di effettuare questa operazione e se, soprattutto, sia legittima.

Ma aldilà di queste manovre politiche che, tra l’altro, calpestano la volontà popolare, la questione in ballo è la salute dei cittadini e l’accessibilità economica all’acqua da parte di tutti”.

L’Usb al riguardo ricorda che “tutti gli studi medici, compresi quelli del Servizio sanitario della Regione Lazio, effettuati nelle zone interessate dall’arsenico nell’acqua della provincia di Viterbo rilevano una eccedenza, rispetto alla norma, di decessi dovuti a malattie oncologiche e, soprattutto, è scientificamente provato a livello internazionale che l’arsenico è un cancerogeno certo.

Sulla base di ciò – incalza il sindacato – la Regione non può discriminare i cittadini. La salute è una cosa seria e non possono esserci cittadini di serie A e di serie B. Il finanziamento regionale per la spesa dei dearsenificatori non può essere riservato solo ad alcuni in funzione di un progetto politico di privatizzazione. La Regione, in surroga al sindaco, è garante della salute pubblica di tutti i cittadini”.

Infine, il sindacato ricorda che a tutt’oggi, nel Viterbese, oltre 19 Comuni su 60 risultano ancora oltre i limiti di arsenico previsti dalle

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