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Da Nizza a Turchia, terrore ridisegna mappe turismo

La Turchia, la Tunisia e in generale il Maghreb ormai fuori dagli itinerari, la Francia in difficoltà, la Grecia in ripresa dopo l’emergenza migranti, la Spagna e l’Italia in crescita: gli attacchi terroristici e le crisi internazionali costringono i tour operator a ridisegnare le mappe del turismo . E la strage di Nizza e il tentato golpe in Turchia “non possono che confermare un riposizionamento già consolidato dei flussi dei viaggiatori”, che – spiegano diversi operatori del settore – “stanno diventando meno ‘emotivi’, ma programmano sempre più all’ultimo momento le partenze”.

“La Turchia già da un anno non è più una meta programmata dai nostri associati, se non come tappa di transito verso le rotte asiatiche o l’Oceano indiano”, spiega Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi-Confesercenti. “Anche il Nord Africa è ormai un mercato chiuso. E se la Grecia è abbastanza stabile rispetto al 2015, con segnali di crisi in qualche isola, aumentano del 30-35% le richieste su Spagna, Canarie, Baleari e anche sull’Italia, percepite come più sicure”. Quanto alla Francia, “dopo gli attentati di novembre le prenotazioni calarono di oltre il 50%, con un azzeramento sui week end.

Vedremo quanto peserà la strage di Nizza. Nel complesso, la voglia di viaggiare rimane, ma si vive giorno per giorno”. Pier Ezhaya, vicepresidente di Astoi Confindustria Viaggi, conferma che “dall’anno scorso la Turchia è pressoché uscita dai radar, anche con mete top come Antalya o Bodrum. Il tentato golpe ha creato nell’immediato problemi con i transiti: i tour operator hanno dovuto riproteggere i clienti su altri voli. Ma il danno complessivo è minimo, se consideriamo che il 2016 aveva già registrato un calo dell’80-90% dei flussi rispetto al 2015.

In Costa Azzurra, invece, “non c’è stato un effetto cancellazioni dopo Nizza. Abbiamo avuto qualche richiesta di chiarimento, sulle policy in caso di rinuncia o cambiamento di meta, ma solo nei prossimi giorni verificheremo eventuali sofferenze. Dopo gli attentati di novembre e dopo l’abbattimento del jet russo al confine con la Siria, invece, ci fu una sorta di blocco nelle partenze a 360 gradi”. In particolare, spiega Ezhaya, che è anche direttore tour operating di Alpitour, “su Disneyland abbiamo registrato un calo del 40% sulle partenze natalizie, che si è ridotto poi intorno al 20%”. Per contro, questa estate si rilevano “trend positivi, con un +20%, su Spagna, Baleari, Canarie, che hanno già beneficiato d’inverno del reflusso dall’Egitto, e anche sull’Italia”. Malissimo, invece, la Tunisia, “con prenotazioni ormai vicine allo zero”.

Sul fronte interno, sono improntate a un “moderato ottimismo” le stime di Federalberghi: “Il clima di questi giorni non aiuta dal punto di vista intercontinentale – spiega il presidente Bernabò Bocca – specie per il turismo Usa, che privilegia le nostre città d’arte: qui tra maggio e giugno stiamo registrando un calo tra l’8 e il 10% rispetto all’anno scorso, che comunque è stato ‘drogato’ dall’effetto Expo. Per il resto gli italiani tenderanno a restare di più nel Belpaese, preferendolo rispetto a Turchia, Grecia o Egitto: in Puglia e in Sicilia è già tutto esaurito e sono certo che la tendenza salirà a luglio-agosto”.

Complessivamente, “dopo un inizio d’anno promettente, dobbiamo ora valutare gli effetti degli ultimi avvenimenti, dalla Brexit agli attentati. Se a fine anno il giro d’affari totale raggiungerà i livelli 2015, 170 miliardi, saremo soddisfatti”. Se c’è un comparto che sembra non risentire delle crisi geopolitiche, è quello dei ‘giri del mondo’: “I biglietti sono flessibili, gli itinerari modulabili. Le mete sono Thailandia, Australia, Giappone. E soprattutto – spiega Matteo Pennacchi, fondatore della NomadCommunity – si viaggia con altre motivazioni: c’è il manager che fa il ‘carrier break’, il neo laureato, chi va a fare l’esperienza nei kibbutz. L’Italia? Qualche settimana fa era al settimo posto nell’incoming, sono convinto che tornerà nella top five”.

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