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MUSICA/ Beyoncè scuote Milano con due ore di megashow pop

Quando emerge davanti all’enorme maxischermo-monolite di oltre 10 metri d’altezza che ruota sul palco, comparsa da una botola con un cappello bolero a larga tesa, Beyoncé ha già il controllo dei 55mila presenti che questa sera hanno accolto la cantante americana nella data unica italiana del Formation World Tour. Davanti a un pubblico a larga prevalenza femminile Queen Bey ha portato avanti un messaggio di liberazione sessuale e razziale, al centro delle sue canzoni da 13 anni, specialmente nell’ultimo album ‘Lemonadè. «Se siete fieri di chi siete e da dove venite, dite ‘I slay’ (NdR ‘Uccidò)», inneggia prima di cantare ‘Formation’. E il pubblico risponde non solo ripetendo il mantra di potenza femminile, ma omaggiando l’artista con una coreografia che disegna le parole ‘Italy In Formation’ sui tre anelli dello stadio: «Grazie: non mi era mai successo prima», dice commossa la cantante prima di intonare ‘Sorry’ e una versione a cappella di ‘Irreplaceablè. Fiamme e fuochi d’artificio sono l’accompagnamento degno di una performance di rara forza, fra calci volanti e coreografie piene di groove, in particolare sulla hit ‘Run The World’. Da Beyoncé il carisma emana al corpo di ballo e alla band tutta al femminile che si fa notare con assoli mai superflui, come quello di chitarra che precede ‘Don’t Hurt Yourself’ mescolando frammenti di ‘New Slaves’ di Kanye West e ‘The Hills’ di The Weeknd. In questa parte centrale dello show la cantante tira fuori tutta la sua carica rock, con una voce distorta e campionamenti di ‘Five To Onè dei The Doors. Ma lo show ha anche momenti di dolcezza, quando Beyoncé prende il centro della scena con le sue modulazioni soul, nella parte più intima dello show con ‘Me, Myself and Ì, ‘Runnin’ (Lose It All)’ e ‘All Night Long’. Sono questi i punti in cui la voce di Beyoncé emerge, facendosi ruggito su brani come ‘1+1’ o nel tributo a Prince sulle note di ‘The Beautiful Ones’. La serata è allo stesso tempo concerto R&B e appuntamento pop, come sottolineano i cori del Meazza su brani come ‘Drunk In Lovè, ‘Crazy In Lovè e ‘Naughty Girl’, e che su ‘Love On Top’ arrivano quasi a coprire il potente canto a cappella della star. Ogni cambio d’abito di Beyoncé – dal look in nero al pizzo bianco dai lustrini al latex rosso – è accompagnato da clip del film allegato al disco ‘Lemonadè, recentemente nominato per quattro premi Emmy. L’elemento visivo è accentuato dall’uso illusionistico del maxischermo, particolarmente efficace in ‘Partition’ o su ‘Party’ quando dagli occhi della cantante sprizzano scintille, ma la prima cosa da vedere è sempre l’insieme di coreografie che le 20 ballerine eseguono a mò di estensione di Beyoncé: ora nei complessi passi di gruppo come l’abile fusione di hip-hop e line dance su ‘Daddy Lessons’, ora volteggiando nel vuoto su trapezi e drappi, il corpo di ballo asseconda le anime dello show. E la serata ha almeno 5 spettacoli diversi in sé, come una matrioska: l’ultimo prima dei bis quando una serie di filmini di famiglia, dal matrimonio con JAY Z alla nascita di Ivy Blue, pare segnare la riconciliazione della crisi coniugale più mediatica degli ultimi anni. Un atto finale con cui Beyoncé e le sue ladies coronano due ore di live, danzando in una vasca piena d’acqua al termine della passerella a forma di L che si estende nel parterre: così, passando dalla furia di ‘Freedom’ all’inno ‘Survivor’ per chiudere con la celebrazione dell’amore di ‘Halò, Beyoncé mette in scena un percorso di redenzione sentimentale e umana che risuona anche in Italia. (

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