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Strage di Monaco, pistola comprata in rete. Il killer ha pianificato per un anno l’azione

Preparava la strage da un anno Aly Sonboly, l’attentatore diciottenne di Monaco che ha ucciso 9 persone e ne ha ferite 23 in un fast food e in un centro commerciale prima di suicidarsi. Le indagini sulla strage dei ragazzi, come è stato definito il massacro di Monaco, fanno emergere nuovi particolari, tra cui alcuni scritti lasciati dal killer.

Uno degli investigatori, Robert Heimberger, conferma che Aly Sonboly aveva preparato tutto nei minimi dettagli. Oltre ad aver raccolto molti materiali e fatto ricerche in rete sulle stragi del passato, Sonboly era andato a visitare Winnenden, la località del sudest della Germania dove nel 2009 un 17enne uccise 15 persone nella sua ex scuola. Una vera e propria ossessione quella per le sparatorie di massa: fin dalle prime ore la polizia tedesca ha parlato di legami con la strage di Utoya, commessa in Norvegia nel 2009 da Anders Behring Breivik. Altro dettaglio, emerso già nelle prime ore, la passione per i videogiochi cosiddetti spara-spara.

Si scava nel passato di Sonboly e della sua famiglia: i genitori del ragazzo (un tassista e una commessa) non sono ancora stati interrogati, fa sapere la polizia. Se avessero intuito cosa aveva in mente il loro figlio lo avrebbero fermato, secondo logica. Davvero non avevano capito o hanno sottovalutato qualche segnale? Qualche risposta potrà forse darla quello che gli inquirenti definiscono il «manifesto» di Sonboly: uno o più documenti scritti trovati tra gli effetti personali del ragazzo.

Dalla conferenza stampa di domenica della polizia emergono altri dettagli sul pomeriggio della sparatoria. Massud, il padre di Sonboly, venerdì pomeriggio ha visto le immagini del ragazzo che sparava davanti al McDonald’s e lo ha riconosciuto dal modo di muoversi: quel ragazzo vestito di nero che stava terrorizzando la città era suo figlio. Così è andato al commissariato più vicino a casa ad avvisare la polizia. Proprio mentre era lì, il ragazzo si è sparato un colpo alla tempia. Ci sono volute tre ore per poter avvicinare il corpo (si temeva avesse esplosivo nello zainetto) e verificare la sua identità. Suo padre, durante quelle verifiche, è rimasto all’angolo della strada a guardare il cadavere per terra ispezionato dal robottino anti-terrorismo.

Si chiarisce anche il mistero della pistola: la Glock 9 mm utilizzata per la strage era stata acquistata in rete. La polizia è riuscita a risalire al numero di matricola e ha stabilito che l’arma arriva dalla Slovacchia. La pistola era stata modifica per essere utilizzata come arma di scena ma era poi stata ri-modificata per tornare ad essere un’arma a tutti gli effetti. Sul luogo della strage, nei pressi del centro commerciale Olympia, sono rimasti a terra i bossoli di 58 colpi. 57 sono quelli esplosi da Sonboly, uno (emerge dall’analisti balistica) è stato sparato da un poliziotto.

La polizia ha confermato anche che nel 2012, quando aveva 12 anni, Sonboly denunciò episodi di bullismo subiti da tre ragazzini nel tragitto da casa a scuola. La denuncia non ha avuto alcun seguito penale. A tre anni di distanza, nel 2015, il ragazzo è stato ricoverato in una struttura sanitaria per problemi di sociopatia e difficoltà relazionali. «Non si può escludere alcun legame tra gli episodi denunciati e la strage» dice la polizia.

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