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Sperlonga, sequestro preventivo dell’eco-mostro a due passi dal mare. Bufera sul comune

Una nuova indagine si abbatte come un ciclone sull’ufficio tecnico del Comune e porta al sequestro preventivo, per la terza volta in due anni, di un costruendo ecomostro a due passi dal mare. Ben più gravi, rispetto alla precedente inchiesta, i reati ipotizzati nei confronti dei sei indagati: lottizzazione abusiva, falso ideologico in atto pubblico e abuso d’ufficio. A finire sotto chiave il cantiere di via Cristoforo Colombo dove, ormai da diversi anni, due napoletani e uno sperlongano cercano di costruire 18 abitazioni con annesso parcheggio interrato per un totale di quasi 400 metri quadrati.

I sigilli sono stati apposti ieri mattina, a seguito di una lunga indagine coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano che ha chiesto e ottenuto il via libera per il sequestro preventivo dell’intera area. Essendo già state realizzate le fondamenta degli edifici, il gip Mara Mattioli ha infatti ravvisato l’urgenza di bloccare i lavori che, nel giro di pochi giorni, avrebbero portato ad innalzare un casermone di tre piani. L’irregolarità della struttura era già emersa due anni fa ma il tribunale del Riesame l’aveva poi dissequestrata; una nuova inchiesta si è poi concentrata sui permessi e sulle perizie fino a dimostrare come, nella procedura di rilascio delle concessioni, fossero stati volontariamente omessi determinati vincoli per dare una parvenza di regolarità all’immobile.

“Il terreno in questione – si legge nel decreto di sequestro preventivo – ricade in una zona di rispetto della viabilità, costituita da una fascia di larghezza di 20 metri, entro la quale non è concessa alcuna costruzione. L’intervento, essendo largo circa 22 metri, risulta pertanto completamente inedificabile”. Ma non è tutto perché secondo il Piano Territoriale Paesistico nell’area in questione sono ammessi interventi edilizi sugli edifici esistenti alla condizione che non comportino aumenti di cubature. Tutt’altra storia rispetto a quanto accaduto nell’area sequestrata dove sono stati abbattuti due villini per consentire la realizzazione di un progetto che prevede una cubatura tripla rispetto alla preesistente.

Come? Con la complicità di una squadra di funzionari pubblici, tutti indagati per abuso d’ufficio e falso ideologico in atto pubblico. A Francesco Paolo Zannella, dell’ufficio tecnico territoriale della Provincia di Latina, viene contestato per esempio il rilascio di un parere paesaggistico nel quale non si fa riferimento ai vincoli e alle prescrizioni dei piani regolatore e territoriale paesistico che precludono l’edificazione. A Massimo Pacini, capo del settore urbanistica del Comune di Sperlonga, si contesta invece l’omissione degli stessi vincoli sui permessi a costruire che del resto mancano anche nella relazione paesaggistica del progettista nonché direttore dei lavori Rocco Salvatore Faiola.

Un ostacolo, quello ovviato, non solo con l’omissione del vincolo in tutti gli atti pubblici ma anche tramite la rimozione fisica dello stesso nelle carte regionali in cui compariva. “Significativa della consapevole illegittimità – si legge ancora nel decreto di sequestro – il fatto che nella copia dei documenti consegnata dal Pacini alla polizia giudiziaria è stata tagliata la parte inferiore dell’elaborato in cui era presente il vincolo di rispetto della viabilità”.

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