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Ricchi-poveri, un divario abissale. Ceto medio ko e i politici incassano

Quasi 5 milioni sul lastrico. Soldi ai partiti, stipendi d’ oro per i manager. Ecco che succede quando politica e stati sono succubi di finanza e mercato. Da una parte ci sono 4,6 milioni di persone in condizione di povertà assoluta. Che vuol dire reddito zero o inferiore a poche centinaia di euro al mese. Dall’ altra c’ è il vertice della piramide: manager, politici, sportivi che non conoscono crisi e, anzi, continuano a guadagnare in pochi giorni quello che ad altri basta per un anno. La forbice tra ricchi e poveri si allarga, dopo anni di una crisi che non accenna a fermarsi e che continua a dare segnali preoccupanti. La Brexit e l’ instabilità globale stanno abbattendo i consumi e rimettendo i conti pubblici in subbuglio, come testimonia il fatto che il governo dovrà trovare con la prossima manovra cinque miliardi finora non programmati. Per misurare questa spaccatura scrive il quotidiano nazionale, il riferimento più elevato è quello dei manager delle società quotate.
Federico Marchetti, fondatore del gruppo Yoox, è in testa alla rilevazione sugli stipendi 2015 del Sole 24 Ore, con 62,93 milioni. Una cifra così alta da superare un campione come Sergio Marchionne, ad di Fiat Chrysler, arrivato a quota 60 milioni. Sul gradino più basso del podio c’ è Fulvio Montipò, presidente del gruppo emiliano Interpump, con 15,93 milioni. Ma colpisce, soprattutto, che il cinquantesimo manager della classifica viaggi a quota 2,8 milioni lordi. Numeri quasi incredibili. Anche se, allargando il tiro, è possibile scoprire che la rete di privilegi del nostro paese è parecchio più ampia.
LA RAI da oggi pubblicherà gli stipendi dei dirigenti che superano i 200mila euro. Scopriremo, così, che il direttore generale Antonio Campo Dall’ Orto vale 600mila euro, mentre la presidente Monica Maggioni si ferma a 360mila euro.
Superstipendi non isolati. Tutti i (molti) direttori di Tg e di Rete incassano compensi nell’ ordine dei 300mila euro. Importi considerevoli, sebbene, per effetto della direttiva Renzi – quella che nel 2014 fissò a massimo 240mila euro il tetto dei compensi nella pubblica amministrazione – circa mille dirigenti abbiano visto abbassare il proprio stipendio. Tornando al campo del privato, un calciatore di una squadra di metà classifica di serie A, per dare un’ idea, arriva facilmente a sfondare il muro del milione di euro all’ anno. Ci sono, poi, i costi della politica. Negli ultimi anni il sistema di finanziamento ai partiti è stato riformato per ben due volte: prima con il dimezzamento dei rimborsi elettorali, poi, con la loro abolizione. La politica, però, continua a incassare ricchi trasferimenti, come spiega Openpolis. Con il 2 per mille e le donazioni nel 2014 i partiti hanno incamerato 9,6 milioni, ai quali però si sono aggiunti molti altri soldi. I gruppi parlamentari e regionali, ad esempio, incassano trasferimenti pari a 80 milioni all’ anno. I media di partito ne prendono altri 9 circa. A questo si aggiungono voci come l’ Iva agevolata per le spese di campagna elettorale o l’ integrazione salariale dei dipendenti di partito in cassa integrazione. Il totale sfonda ampiamente il muro dei 100 milioni.
DALL’ ALTRO lato della barricata, invece, le difficoltà riguardano sempre più anche la classe media.
Tanto che, per fare un esempio, ormai è in atto un calo dei consumi di generi alimentari: a maggio è stata registrata una riduzione vicina al 2 per cento. Mentre il numero di famiglie in povertà assoluta, secondo i dati Istat, nel 2015 ha avvicinato quota 1,6 milioni. Guardando queste cifre da un’ altra angolazione, vuol dire che ci sono 4,6 milioni di persone in una condizione di difficoltà economica. Questo numero è ormai in crescita costante e rappresenta il dato più elevato dal 2005 ad oggi

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