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L’INTERVISTA/ S.Lucia Basket, ottantamila euro per ricominciare. Ma per andare avanti serve molto di più

Da sinistra: Matteo Cavagnini (Capitano del Santa Lucia Basket), Giusy Versace (atleta paralimpica i), Giulio Sanna (nuovo presidente del santa lucia basket) e Laura Coccia (parlamentare ) e la giornalista Paola Severini

Da sinistra: Matteo Cavagnini (Capitano del Santa Lucia Basket), Giusy Versace (atleta paralimpica i), Giulio Sanna (nuovo presidente del santa lucia basket) e Laura Coccia (parlamentare ) e la giornalista Paola Severini


di Giovanni Tagliapietra
Ottantamila euro. E’ la cifra minima necessaria per consentire che la squadra di basket in carrozzina del S.Lucia possa ripartire. Per affrontare dignitosamente il prossimo campionato di serie A e le coppe europee serve ben altro, servono finanziamenti molto più importanti. L’iscrizione è stata garantita entro la scadenza dalla presidente della proprietà uscente della società, la Fondazione S.Lucia. Luigi Amadio, direttore generale dell’Istituto di via Ardeatina era stato costretto nelle scorse settimane ad un doloroso distacco (per obiettive ragioni economiche) dall’eccellenza sportiva-riabilitattiva che lui stesso aveva fatto nascere, una squadra che in oltre cinquant’anni ha ottenuto scudetti e coppe nazionali e internazionali ma soprattutto che ha affermato la bontà di un modello vincente di riabilitazione legata alla pratica sportiva. La Fondazione S.Lucia, come è noto, è un Irccs che si colloca ai primi posti in Europa e nel mondo nel campo delle neuroscienze. La precaria situazione finanziaria dell’Istituto, determinata da una situazione creditoria nei confronti della Regione Lazio che si è fatta esplosiva, intollerabile ha costretto alla scelta tra il continuare a finanziare l’attività di ricerca, ricovero e cura o investire ancora nella squadra di basket in carrozzina. Scelta obbligata, naturalmente, ma Amadio ha pilotato la crisi consendendo una soluzione non certo indolore ma praticabile. Ha ceduto la squadra ai giocatori ( alla Sala stampa della Camera è stato presentato il nuovo assetto societario che vede come presidente del Santa Lucia Mohamed Sanna Ali detto “Giulio”, da anni cestista della formazione romana) , ha provveduto all’iscrizione del club al campionato e ha messo in campo tutti gli amici del S.Lucia (a Roma sono tantissimi) per dare una mano alla società. La parlamentare del Pd Laura Coccia si è fatta promotrice dell’iniziativa e della campagna di raccolta fondi. Obbiettivo: 80.000 euro, appunto. A sostegno di questo impegno il portale de laretedeldono.it, garante del crowdfunding. La conferenza stampa è stata moderata da Paola Severini, alla presenza del capitano della squadra e della nazionale italiana Matteo Cavagnini.
Sulla iniziativa abbiamo intervistato l’on.Laura Coccia.
L’operazione salvataggio S.Lucia Basket è di sicuro appeal ed è commendevole. Non solo per un fatto sportivo ma soprattutto per motivi politico-sociali. La squadra del S.Lucia è lo spot più convincente di come lo sport possa avere un ruolo chiave nella riabilitazione. nel recupero di soggetti con disabilità importanti. Ed è uno spot convincente dell’importanza e della consistenza del lavoro della Fondazione SLucia, che in questo discorso ha investito moltissimo. Secondo lei chi risponderà all’appello?
Mi piacerebbe rispondesse la città nel suo complesso. I singoli cittadini, ma anche rappresentanti della politica, il mondo dello spettacolo, della cultura. Perché il Santa Lucia Basket è un patrimonio di tutti noi, quindi, dobbiamo essere tutti mobilitati per salvare la nostra squadra.
Dietro la crisi del S.LuciaBasket c’è la crisi della Fondazione. Lei ha fatto anche una interrogazione parlamentare in proposito. E’ una crisi artificiale. indotta dalla Regione. Come vede la situazione? E chi può fare qualcosa? Come si può impedire che quella eccellenza vada a fondo?
Conosco il Santa Lucia dal 1989 da quando, avevo 3 anni, ci misi piede per la mia riabilitazione. Per 13 anni ho assistito alla trasformazione e alla crescita dell’Istituto che rappresenta un’eccellenza assoluta per quanto riguarda sia la riabilitazione che la ricerca. E le squadre sportive erano parte piena di questo percorso.
Credo che ognuno di noi che è nelle istituzioni deve fare la sua parte affinché la struttura possa continuare ad esistere.
Parliamo, se possibile, di lei. Senza ironia, lei è una disabile Doc, una disabile emancipata. Occupa un ruolo di prestigio. Si può dire che la buona medicina, la buona riabilitazione, un approccio corretto a determinate patologie si dimostrano vincenti sull’handicap. Lei è “passata” per il S.Lucia (lo possiamo dire?) e da quell’approccio ha tratto giovamento. Possibile che qualcuno pensi di privare tanti cittadini con problemi legati alla neuroriabilitazione di una chance così importante?
La mia vita di disabile è stata costellata di incontri determinanti per raggiungere la mia “emancipazione”: dalla scuola, allo sport, passando per il S. Lucia. Sicuramente gli anni di riabilitazione sono stati importanti non solamente per la riabilitazione, ma anche e soprattutto per imparare a convivere con la mia disabilità. Si può dire che lì io abbia imparato i “trucchi del mestiere”, come manovrare la carrozzina, prevenire è curare il mal di schiena (dovuto alla mia posizione).Non credo che si voglia chiudere il S. Lucia, ma bisogna affrontare il problema che esiste.

SCHEDA
La Società Sportiva Dilettantistica Santa Lucia ha avviato la propria attività nel 1960, in occasione dei primi Giochi Paralimpici disputatesi in quell’anno a Roma. Nella sua storia ha ottenuto 21 Scudetti (l’ultimo nella stagione 2014/2015), 3 Coppe Campioni, 12 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane e 3 Coppe Vergauwen. Il Santa Lucia Basket è vice-campione italiano in carica, la squadra di Basket in Carrozzina più blasonata della Nazione e tra le prime quattro in Europa».

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