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REFERENDUM/ Renzi finge di non temere il dissenso, ma dieci parlamentari Pd voteranno no

0f384558ff1e8d7bdc47ba4b38026e41-U10601239088703bnH-U10601242182540t0H-252x145@LaStampa-NAZIONALE-kK7G-U10801543217042fxE-1024x576@LaStampa_itil «Manifesto» dei dieci parlamentari della minoranza del Pd a favore del No al referendum fa paura ma i renziani fanno finta di niente. La sortita era prevista ma Renzi non punirà i ribelli. «C’è chi vuole creare difficoltà a me e al governo a prescindere dal merito della riforma», fa dire il presidente del Consiglio, che è a Rio, E a Palazzo Chigi come al Nazareno ritengono che nella minoranza del Pd non vi sarà una slavina a favore del No. Al massimo, qualche altro dissidente, che, magari, prenderà a pretesto la mancata riforma dell’Italicum. «Del resto — è la spiegazione — sarà difficile per quelli che hanno votato sì alla riforma costituzionale in Aula rimangiarsi quel voto».
E, comunque, come ci tiene a sottolineare il presidente del Consiglio ogni volta che può, «la posizione del Partito democratico è una sola ed è a favore di un chiaro e netto Sì al referendum costituzionale». Per il premier l’importante è «portare gli italiani a votare» e non tanto preoccuparsi di dissensi circoscritti. E in caso di sconfitta? Allora la posizione del premier non muterebbe. Renzi non lo dice più pubblicamente, ma ritiene le sue dimissioni un atto dovuto. Il che non vuol dire che mollerà la presa: «Io comunque resterò al partito», ha assicurato ai fedelissimi. Lasciando intendere che è determinato ad andare avanti: «Sarò io a parlare, in quanto segretario, a nome del Pd, nel caso di una crisi di governo». E, cioè, sarà sempre lui a decidere se proseguire la legislatura oppure no, perché di fronte a una eventuale indisponibilità del Partito democratico sarebbe davvero complicato dare vita a un nuovo governo.

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