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Istanbul, Erdogan chiama in piazza tre milioni di persone

164237635-7508b0fa-a5de-4143-b918-3252638829f7Iniziato a Istanbul “l’incontro per la democrazia e i martiri”, la grande manifestazione contro il golpe fallito del 15 luglio e che molto probabilmente si trasformerà in uno dei maggiori raduni della storia della Turchia. Il corteo parte dall’area di Yenikapi, zona costiera della parte europea dalla città, che da questa mattina è chiusa al traffico. Il governo prevede la partecipazione di 3,5 milioni di persone alla manifestazione considerata l’apoteosi di giorni di mobilitazione del regime contro il tentativo di golpe. Sul posto, sono state posizionate 2,5 milioni di bandierine turche, 1,5 milioni di cappellini e 5 milioni di bottigliette di acqua. Il trasporto pubblico, gratuito dal 16 luglio, sarà rafforzato da un dispositivo speciale di 250 traghetti e 70 autobus, mentre coloro che arrivano da Ankara (a 450 chilometri di distanza) avranno a disposizione mille autobus gratuiti. Circa 13mila persone lavoreranno durante la giornata, come parte del dispositivo di sicurezza che prevede anche 15mila poliziotti, 165 metal detector e 22 strumenti a raggi X.

A chiudere la manifestazione, cui partecipano anche i familiari dei 239 “martiri” del tentativo di golpe, sarà lo stesso Erdogan in serata. Il primo ministro turco, Binali Yildirim, ha fatto sapere che nessuno slogan partitico sarà tollerato che dovranno sventolare solo le bandiere turche e che si tratta di una manifestazione di unità politica delle forze del Paese. “Una sola nazione, una sola patria un solo Stato è lo spirito che deve prevalere”, ha detto. La manifestazione di Yenikapi “rafforzerà la nostra unità”, ha detto Erdogan nei giorni scorsi, “sono contento per la partecipazione anche dei membri dell’opposizione.

Anche se la manifestazione è stata annunciata e promossa da Erdogan, i leader di due dei tre partiti di opposizione, infatti, parteciperanno ugualmente convocando i loro sostenitori: il segretario del partito socialdemocratico Chp, Kemal Kiliçdaroglu, aveva inizialmente rifiutato di dividere la scena con i funzionari del governo ma venerdì ha annunciato la sua presenza tra i relatori dell’evento. Insieme a lui, il leader del partito ultranazionalista Mhp, Devlet Bahçeli, formazione di destra, i cui rappresentanti dovrebbero prendere la parola dopo che saranno stati recitati alcuni versetti del Corano. Il partito di sinistra procurdo Hdo, terza forza del Parlamento, non è stato neanche invitato.

Con l’evento di oggi si porrà fine alla cosiddetta ‘guardia democratica’, vale a dire l’insieme dei fedeli di Erdogan che notte dopo notte occupano numerose piazze del Paese, tra cui l’emblematica piazza Taksim a Istanbul, per ascoltare discorsi di alti funzionari del governo, dal vivo o trasmessi da megaschermi.

La Turchia ha accusato il religioso Fethullah Gulen, che vive negli Usa, di essere la mente dietro il colpo di stato e ha chiesto la sua estradizione. Inoltre Erdogan ha dato il via a una dura epurazione: oltre 60mila persone – militari, giudici, dipendenti pubblici e insegnanti – sono stati licenziati, arrestati o indagati per sospetti legami con il movimento di Gulen, il quale dalla Pennsylvania ha negato ogni addebito.

E quella appena trascorsa è stata un’altra settimana molto difficile nei rapporti tra la Turchia e l’Europa, con il cancelliere austriaco Christian Kern che ha chiesto l’interruzione delle trattative tra l’Ue e Ankara, una richiesta non apprezzata dal presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, secondo cui lo stop all’adesione sarebbe “un grave errore”.

E un alt al negoziato con la Turchia è arrivato oggi anche da un leader politico tedesco, Bernd Riexinger, presidente del partito di sinistra Die Linke. “Un governo che dà la caccia ai giornalisti, ridefinisce la giustizia, getta gli oppositori in prigione e fa la guerra al suo stesso popolo non può essere incluso nell’Ue”, ha tuonato Riexinger, intervistato dal gruppo editoriale Funke.

Si sono spinti anche più in là il leader del Partito liberale tedesco (Fdp), Christian Lindner, ed il leader dell’estrema destra austriaca, Heinz-Christian Strache che in due diverse interviste hanno paragonato la repressione del post-golpe in Turchia a quella che, nel 1933, seguì l’incendio doloso del Reichstag di Berlino e che permise ad Adolf Hilter, proclamando lo stato d’emergenza e gridando al complotto comunista, di consolidare il suo potere. Lindner, in un’intervista alla Bild am Sonntag, sottolinea come Erdogan “sia costruendo un regime autoritario tagliato su misura esclusivamente su sé stessi”. E, “siccome i diritti e le libertà individuali non giocano più alcun ruolo – ha scandito il leader dell’Fdp – non può essere un partner per l’Europa”.

E nei giorni scorsi il presidente turco ha attaccato l’Unione europea e il suo capo della diplomazia, Federica Mogherini, per come hanno reagito al golpe. Erdogan ha sparato bordate anche al nostro Paese: “La vicenda dell’indagine su mio figlio a Bologna potrebbe mettere in difficoltà le nostre relazioni con l’Italia, che dovrebbe occuparsi piuttosto della mafia”, ha detto parlando di Bilal, indagato per riciclaggio dai pm emiliani.

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